Guida agli esami


Consulta le risposte dei nostri specialisti alle domande più frequenti, e le indicazioni preparatorie agli esami presso i nostri Istituti

Angiografia

Di che cosa si tratta?
L'angiografia è un esame radiologico che permette di esaminare i vasi sanguigni dei vari distretti corporei. Ciò è reso possibile mediante l'iniezione di un  mezzo di contrasto, cioè una sostanza a base di iodio che appare opaca (come le ossa) alla radiografia. Questa sostanza raggiunge l'organo da studiare attraverso un catetere che di solito viene inserito a livello dell'inguine. L'esame ha diversi scopi: studiare il decorso dei vasi sanguigni e scoprirne eventuali alterazioni, ad esempio riduzione di calibro od occlusioni delle coronarie del cuore (angiografia  coronarica) o degli arti (angiografia  periferica), oppure studiare l'afflusso di sangue in un organo per valutare la sua funzione, come ad esempio il rene (angiografia  renale). Infine, nei casi di emorragie, permette di individuare il vaso sanguigno responsabile del sanguinamento e nella maggior parte dei casi permette anche di chiuderlo e arrestare l'emorragia.
In oncologia l'angiografia ha due scopi, studiare la vascolarizzazione dei tumori nei vari organi per preparare un intervento chirurgico e come guida per trattamenti eseguiti su alcuni tumori, in alternativa alla chirurgia (radiologia interventistica).
In alcuni casi l'angiografia viene sostituita dalla  tomografia computerizzata (TC)  e dalla risonanza magnetica: si parla in questi casi di  angioTC  e  angioRM.

È un esame che possono fare tutti?
Poiché prevede l'uso di radiazioni ionizzanti, è in genere controindicato nelle donne in gravidanza, in cui si preferisce ricorrere all'angioRM.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
È necessario digiunare per almeno otto ore prima dell'esame, ma è permesso bere acqua. In genere non bisogna sospendere le medicine, ma è consigliabile concordare con il medico quali farmaci assumere e quali eventualmente sospendere.
Subito prima di sottoporsi all'indagine bisogna togliere gioielli e altri oggetti metallici e svuotare la vescica. Il personale infermieristico provvederà a fornire un camice da indossare durante l'angiografia e a depilare la zona dove verrà inserito il catetere.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
È necessario farsi accompagnare e organizzarsi per il ritorno a casa se l'esame viene fatto in giornata. La guida è fortemente sconsigliata.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
La procedura è eseguita in anestesia locale e non è dolorosa; al massimo si percepisce un leggero fastidio durante l'inserimento del catetere. L'anestesia generale è riservata a casi particolari, per esempio bambini che non riescono a stare fermi. È possibile avvertire un senso di calore o bruciore mentre il mezzo di contrasto entra nel circolo sanguigno. Qualcuno segnala anche nausea o avverte un sapore amaro o salato in bocca. Al termine dell'esame viene praticata una medicazione compressiva sul punto di inserimento del catetere ed è necessaria l'immobilità per alcune ore.

L'esame comporta dei rischi immediati?
I rischi possono essere legati all'inserimento del catetere, che raramente può provocare sanguinamenti, infezioni, o lesioni dei vasi sanguigni; oppure al mezzo di contrasto, che può danneggiare i reni o scatenare una reazione allergica più o meno grave. Per questo è importante segnalare al personale prima dell'esame la presenza di patologie renali e di allergie, soprattutto quelle già emerse, ai componenti del mezzo di contrasto. Inoltre bisogna segnalare le allergie alimentari poiché alcune, ad esempio quella ai frutti di mare, sono spesso correlate all'allergia nei confronti del mezzo di contrasto. Le reazioni anafilattiche sono comunque molto rare: nella maggior parte dei casi si tratta di lievi disturbi che i medici tengono sotto controllo con l'uso di medicinali.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
L'angiografia espone a radiazioni ionizzanti, ma il rischio è minimo, e in genere ampiamente controbilanciato dalle motivazioni per cui l'esame viene richiesto.
 
Quanto dura?
La durata dell'esame può variare molto: mediamente si va dai 30 minuti alle due ore.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
Terminata la procedura, il paziente viene portato in reparto, dove viene tenuto sotto controllo per alcune ore. Talvolta può essere opportuno anche un pernottamento in ospedale.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
In generale si richiedono almeno 24 ore di riposo, dopo di che è possibile riprendere le normali attività quotidiane.
 

Broncoscopia

È un esame che possono fare tutti o ha controindicazioni?
La broncoscopia è un esame usato per la diagnosi di malattie polmonari, quali granulomi, infezioni e danni dovuti ad infezioni allergiche. Inoltre è utile anche per la diagnosi e il trattamento di tumori al polmone. Questa tecnica permette la visualizzazione delle vie aeree (laringe, trachea e bronchi) tramite il fibrobroncoscopio, un tubo flessibile la cui estremità è dotata di una telecamera. Questo tubicino viene introdotto dal naso o dalla bocca e passa attraverso la laringe e la trachea fino a raggiungere i bronchi. L'esame deve essere effettuato con particolare cautela in persone con alcune malattie cardiache (recente infarto del miocardio, insufficienza cardiaca o alcune anomalie del ritmo), con malattie della coagulazione del sangue o con insufficienza respiratoria.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Per eseguire la broncoscopia è necessario essere a digiuno dalla sera precedente e non aver assunto liquidi nelle sei-dodici ore prima dell'esame. Salvo diversa indicazione del medico, non è necessario sospendere l'assunzione dei farmaci quotidiani purché accompagnati da poca acqua. È sempre fondamentale segnalare al medico la presenza di allergie.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Si deve essere sempre accompagnati: infatti, allo scopo di rendere meno fastidioso l'esame, sono impiegati farmaci che possono provocare un rallentamento dei riflessi e della vigilanza.

L'esame è doloroso?
No, l'esame non è doloroso. Il fibrobroncoscopio è inserito nelle vie aeree solo dopo che l'anestesia locale ha fatto effetto.

Potrò avere altri tipi di disagio durante o dopo la sua esecuzione?
Il disagio nel corso dell'esame è minimo ed è caratterizzato principalmente dall'insorgenza di tosse. In ogni caso il broncoscopio non ostruisce le vie respiratorie e, quindi, si continua a respirare normalmente. Dopo l'esame si può avere difficoltà a deglutire per qualche ora, per questo non bisogna né bere né mangiare per almeno due ore dalla fine della broncoscopia.
Nei giorni successivi è possibile accusare un leggero mal di gola, notare piccole quantità di sangue nell'espettorato e nel caso vengano effettuate alcune procedure diagnostiche (lavaggio bronchiolo-alveolare) avere una leggera febbre. I sintomi si risolvono comunque spontaneamente.

L'esame comporta dei rischi immediati?
La broncoscopia è un esame sicuro.
Le complicanze sono molto rare e sono il più delle volte conseguenze di malattie già in atto.

L'esame mi espone a radiazioni o ad altri rischi a lungo termine?
La broncoscopia non comporta né l'impiego di radiazioni né rischi a lungo termine.

Quanto dura?
La durata dell'esame è piuttosto breve. Raramente supera i 15 minuti.

Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?
Dopo avere eseguito la broncoscopia è opportuno rimanere in osservazione per un paio d'ore.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Una volta tornati a casa è necessario rimanere a riposo per circa tre ore. Se si manifestasse sanguinamento o il dolore dovesse persistere è opportuno contattare il medico.
 

Campo visivo

Di che cosa si tratta?
Il test del campo visivo permette di rappresentare graficamente su un tracciato la porzione di spazio che si riesce a vedere con lo sguardo dritto in avanti; è un esame che viene condotto soprattutto per la diagnosi del glaucoma o di infiammazione del nervo ottico, ma che talvolta è utile anche per individuare alcuni tumori cerebrali. Si esegue coprendo un occhio alla volta, mentre con l'altro si fissa un punto posto al centro dello strumento. Il paziente deve segnalare, premendo un pulsante, il momento in cui, pur continuando a guardare avanti, vede un punto luminoso nel proprio campo visivo, proiettato su una cupola intorno alla sua testa. Questo metodo è chiamato perimetria, e ha soppiantato la precedente campimetria, in cui le luci erano proiettate sul muro.

È un esame che possono fare tutti?
Il test non presenta controindicazioni, ma richiede una certa collaborazione da parte del paziente.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all’esame?
No.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Non occorre essere accompagnati.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
No.

L'esame comporta dei rischi immediati?
No.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
No.

Quanto dura?
Quando vengono esaminati entrambi gli occhi l'esame può durare fino a 45 minuti.

Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?
No, dopo l'esame si può subito andare a casa.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Si può riprendere subito la propria vita normale.
 

Cistoscopia

Di che cosa si tratta?
La cistoscopia è un esame endoscopico, eseguito a livello ambulatoriale, che permette di visualizzare le pareti interne della vescica e dell'uretra, il condotto che la collega con l'esterno. Un sottile strumento a fibre ottiche, in passato rigido ma oggi sempre più frequentemente flessibile (cistoscopio), con all'estremità una piccola telecamera, viene inserito nell'uretra. Da qui viene fatto giungere lentamente a livello della vescica, che viene dilatata mediante l'immissione di acqua sterile. La cistoscopia consente di individuare anomalie e patologie a carico della vescica e delle basse vie urinarie come calcoli, polipi, diverticoli o tumori e di prelevare, eventualmente, piccoli campioni di tessuto da analizzare in laboratorio. Viene prescritta per indagare a fondo le cause di alcuni disturbi come la presenza di sangue nelle urine, dolore pelvico cronico, infezioni urinarie ricorrenti, minzione dolorosa, ritenzione o incontinenza urinaria, vescica iperattiva, segni di ingrossamento della prostata e nei casi in cui esami precedenti facciano sospettare l'esistenza di calcoli o lesioni tumorali. In alcune circostanze la cistoscopia, oltre che a scopo diagnostico, può essere terapeutica. Con l'inserimento di microstrumenti, infatti, permette anche di eseguire piccoli interventi come l'asportazioni di polipi, calcoli e piccoli tumori.

È un esame che possono fare tutti?
La cistoscopia non può essere eseguita se è presente un'infezione urinaria. Per questo prima dell'esame viene spesso richiesto al paziente di eseguire un'urinocoltura. Se questa dovesse rilevare un'infezione, verrà prescritta una terapia antibiotica. Vi sono poi rari casi in cui eseguire la cistoscopia risulta difficoltoso, a causa di restringimenti o particolari conformazioni anatomiche dell'uretra.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
La cistoscopia non prevede una particolare preparazione. Occorre però che il paziente informi i medici nel caso stia assumendo farmaci anticoagulanti o antiaggreganti. A volte può essere prescritta una terapia antibiotica preventiva.
Quando la cistoscopia è utilizzata per effettuare piccoli interventi, l'esame si esegue in regime di ricovero ospedaliero sotto anestesia spinale o generale. In questo caso si dovranno eseguire esami del sangue e un elettrocardiogramma, e sarà richiesto il digiuno dalle otto ore precedenti l'intervento.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Non occorre farsi accompagnare poiché durante l'esame non vengono, di norma, somministrati farmaci che alterano il livello di attenzione.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
La cistoscopia rigida, più che la flessibile, può causare un leggero dolore e un forte fastidio, soprattutto negli uomini. Per questo, prima dell'esame, viene applicato un gel lubrificante ad azione anestetica. L'introduzione di acqua sterile per dilatare la vescica può inoltre provocare un qualche stimolo a urinare.

L'esame comporta dei rischi immediati?
Dopo l'esecuzione della cistoscopia flessibile, rare volte i pazienti possono avvertire bruciore durante la minzione o emettere urina rosata. Questi fenomeni erano comuni in passato, specialmente a causa dell'utilizzo di strumenti rigidi. Il minimo rischio di infezione legato alla procedura può essere prevenuto grazie alla somministrazione di una terapia antibiotica dopo l'esame. Occorre rivolgersi al medico nel caso in cui, nei giorni seguenti, si verifichi febbre, si avverta nausea oppure si abbia difficoltà a urinare.

L'esame comporta rischi a lungo termine?
La cistoscopia non comporta generalmente rischi a lungo termine.

Quanto dura?
In genere l'esame dura dai cinque ai 10 minuti. Sarà invece più lungo se occorre effettuare anche una biopsia o se deve essere eseguito un piccolo intervento.
 
Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?
Per la procedura ambulatoriale non è necessario nessun periodo di osservazione. Se invece si esegue anche un piccolo intervento, può essere previsto un ricovero in regime di day hospital o di degenza ordinaria di 1-2 giorni.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Dopo una cistoscopia a scopo diagnostico il paziente può riprendere la vita abituale, senza fare troppi sforzi e con l'accortezza di bere molta acqua per alleviare il fastidio e favorire la diuresi. Bagni caldi possono aiutare a lenire il bruciore a livello dell'uretra. Se l'esame è stato di tipo terapeutico, dopo la dimissione è consigliabile riposo per qualche giorno. Per la ripresa dell'attività sessuale è meglio attenersi al parere dell'urologo.
 

Colonscopia

Di che cosa si tratta?
Parlando di colonscopia occorre innanzi tutto distinguere tra la rettosigmoidoscopia, che esamina solo gli ultimi 50-60 cm circa del tratto digestivo, costituiti dal retto e dalla parte finale del colon chiamata 'sigma', e lapancolonscopia, con cui invece si risale con uno strumento più lungo e flessibile lungo tutto l'intestino crasso fino a raggiungere, quando possibile, l'ultimo tratto dell'intestino tenue.
In entrambi i casi il paziente viene fatto sdraiare sul fianco sinistro, con le cosce flesse sul bacino e le ginocchia piegate. L'esame si esegue introducendo nel canale anale un tubo flessibile (sonda), collegato a una fonte di luce che consente di esaminare le alterazioni della superficie intestinale. Nel caso in cui il medico trovi nel corso dell'esame lesioni sospette (non necessariamente spia di malattia tumorale, ma anche infiammatoria o di altra natura), può decidere di prelevare piccole porzioni di tessuto da far esaminare (biopsia), con apposite pinze introdotte attraverso lo stesso strumento utilizzato per vedere la parete intestinale. Si possono asportare direttamente durante l'indagine anche eventuali polipi, cioè protuberanze per lo più di natura benigna che, col passare del tempo, se fossero lasciate in sede, potrebbero degenerare in tumori maligni.
Per garantire una migliore visualizzazione della mucosa, durante l'esame occorre distendere le pareti intestinali, insufflando anidride carbonica attraverso lo strumento stesso.
Poiché quasi due terzi dei tumori del colon-retto si trovano nel retto e nell'ultima parte del colon, i programmi di screening per queste malattie condotti sulla popolazione apparentemente sana prevedono di solito solo l'esecuzione della rettosigmoidoscopia, che è più rapida e meno impegnativa per il paziente, in termini sia di preparazione sia di fastidio.
La pancolonscopia è di solito riservata all'accertamento delle cause di sintomi di vario tipo o alle persone a maggior rischio, per esempio per il fatto di avere casi di tumore del colon in famiglia o per la presenza di numerosi polipi. È bene tuttavia ricordare che in circa il 10% dei casi l'esplorazione completa del colon può non riuscire, per conformazione individuale o per precedenti interventi chirurgici all'addome.

È un esame che possono fare tutti?
Le vere e proprie controindicazioni all'esame sono poche e legate a condizioni di malessere improvviso e grave (per esempio quando si sospetta la presenza di un'improvvisa dilatazione del colon su base infiammatoria chiamatamegacolon tossico, oppure una diverticolite acuta o una perforazione intestinale). Per evitare di provocare una perforazione intestinale nel corso dell'esame, questo non va poi eseguito in presenza di lesioni ulcerose profonde, come può capitare in pazienti affetti da morbo di Crohn, e in generale nelle prime settimane dopo un intervento chirurgico all'addome. Meglio non sottoporsi all'indagine anche nel periodo immediatamente successivo a un infarto, a causa del rischio di aritmie.
In caso di altri gravi disturbi cardiaci o respiratori, così come nelle donne in gravidanza, sarà il medico a stabilire l'effettiva necessità dell'indagine.
Nei pazienti con cardiopatia dilatativa o malattia grave delle valvole cardiache, oppure a cui sono state impiantate delle valvole cardiache artificiali, il medico può prescrivere una cura antibiotica a scopo preventivo. Per i portatori di pacemaker si preferisce eseguire l'indagine in presenza di un cardiologo, per cui occorre avvisare al momento della prenotazione.
A chi soffre di malattie che predispongono al sanguinamento, come la cirrosi epatica oppure alterazioni della coagulazione e delle piastrine, il medico potrebbe prescrivere esami del sangue da eseguire prima della colonscopia per accertarsi che l'esame si possa effettuare in sicurezza. È bene consultarsi con il medico anche sull'opportunità di sospendere eventuali terapie anticoagulanti o antiaggreganti, nell'eventualità di dover asportare polipi nel corso dell'esame.
Negli anziani occorre cautela nell'uso dei sedativi.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Sì, la preparazione alla colonscopia è fondamentale per la riuscita dell'esame. È anche uno degli aspetti più fastidiosi dell'indagine, perché richiede particolari accortezze alimentari per alcuni giorni prima dell'appuntamento e la completa pulizia dell'intestino, attraverso l'uso di purganti e clismi, il giorno precedente e talvolta anche la stessa mattina dell'esame.

Al momento della prenotazione, ogni centro consegnerà comunque un foglio con precise istruzioni al riguardo. È molto importante seguirle scrupolosamente per non dover ripetere la procedura una seconda volta, nel caso la parete dell'intestino non sia sufficientemente libera per poter essere ben esaminata.

Per non farsi trovare impreparati è bene leggere già al momento della prenotazione le indicazioni a proposito, e segnarsi sul calendario o sull'agenda la data in cui cominciare a prestare attenzione al menu. Alcuni centri chiedono di cominciare a sospendere l'assunzione di frutta e verdura con i semini (come uva, kiwi, fichi, fragole, melanzane, pomodori e così via) già nei 10 giorni precedenti l'appuntamento, ma in genere le restrizioni più importanti sono limitate ai 2-3 giorni prima dell'esame: in questa fase si chiede di eliminare dalla tavola tutti gli alimenti ricchi di scorie, come frutta, verdura, pasta e cereali integrali, assumendo soltanto uova, carne, pesce, brodo, spremute, succhi di frutta, passate, omogeneizzati e piccole quantità di pane bianco.

Dal giorno o dalla sera prima dell'esame occorre attenersi, di solito, a una dieta totalmente liquida: si potranno quindi assumere solo brodo di dado (non vegetale), acqua, camomilla, tisane, succhi di frutta senza polpa, bevande analcoliche, caffè o tè senza latte, eventualmente con zucchero o miele.

Sarà bene non prendere impegni per il pomeriggio precedente all'appuntamento, in cui di solito occorre cominciare a prendere purganti o effettuare enteroclismi.

Alcuni di questi lassativi sono costituiti da bustine da sciogliere in acqua, che producono fino a 3-4 litri di liquido da bere nel giro di 5-6 ore. Per ridurre la nausea che ciò può provocare, si può utilizzare, per la preparazione del lassativo, acqua fresca non gassata, tenere il preparato in frigorifero e poi prenderlo a piccoli sorsi. Se la nausea è importante o provoca conati di vomito, si può chiedere al medico di prendere un farmaco contro questi sintomi, in modo da riuscire ad assumere tutta la bevanda. Meglio però avvisare il curante o il centro dove si deve fare l'esame se nel corso della preparazione il vomito si fa insistente e compaiono forti dolori addominali.

Di solito si raccomanda anche l'uso di clisteri o enteroclismi con acqua tiepida nelle ore che precedono l'indagine: la preparazione si può considerare riuscita quando fuoriesce liquido limpido e trasparente.

Modalità e orari possono cambiare se l'appuntamento è al mattino o al pomeriggio: nel primo caso si comincia la procedura nel pomeriggio del giorno prima, non troppo tardi per non interferire col sonno; nel secondo la soluzione lassativa va presa per metà la sera prima e per metà al mattino, purché la sua assunzione sia sospesa almeno quattro ore prima dell'appuntamento.

Oltre che da centro a centro, la procedura da seguire può cambiare anche in relazione alle caratteristiche del paziente: le donne in gravidanza o che allattano, le persone diabetiche o con grave insufficienza renale, cardiaca o respiratoria, allergiche o con altre malattie di un certo rilievo come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa dovranno segnalarlo all'atto della prenotazione, in modo che sia loro assegnato uno schema di preparazione che non comporti rischi legati alle loro condizioni. In alcuni casi, infatti, determinate formulazioni di lassativi potrebbero risultare controindicate.

Quando si fissa l'esame occorre indicare anche i medicinali che si stanno assumendo, soprattutto se si tratta di anticoagulanti come la warfarina (Coumadin) o di antiaggreganti come l'aspirinetta per fluidificare il sangue, ma anche di antidiabetici orali o farmaci contro l'osteoporosi come l'alendronato. Sarà il medico a stabilire se e quando conviene interrompere il trattamento o ridurne i dosaggi.

Va sospesa per qualche giorno l'assunzione di vitamine, integratori e medicinali contenenti ferro, e del carbone vegetale, che talvolta si prende per assorbire l'aria nell'intestino.

Non interrompere mai invece di propria iniziativa altre cure che si stanno facendo senza prima essersi consultati con il medico, ma segnalarle in occasione del colloquio in cui viene chiesto di firmare il consenso informato all'indagine, subito prima della sua esecuzione.

I medicinali per abbassare la pressione o per le aritmie del cuore, gli antiepilettici, i broncodilatatori o altri farmaci presi abitualmente tutti i giorni devono essere assunti normalmente anche la mattina dell'esame, a meno di indicazioni contrarie da parte del medico.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
È sempre meglio farsi accompagnare da qualcuno perché, nella maggior parte dei casi, per facilitare l'esecuzione dell'esame e renderlo meno fastidioso, si pratica una leggera sedazione. Non si tratta di una vera e propria anestesia, ma della somministrazione di un tranquillante e un analgesico, che possono lasciare un po' frastornati e quindi non consentono al paziente di guidare nelle 24 ore successive né di uscire e prendere mezzi pubblici da solo in condizioni di sicurezza.

Il senso di debolezza e stordimento potrebbe anche ostacolare la comprensione del referto dell'esame endoscopico, che sarà consegnato al malato insieme con una breve spiegazione, per cui, anche per questo motivo, si consiglia di avere con sé una persona di fiducia. L'esito di esami istologici su polipi o altri tessuti che eventualmente possono essere stati prelevati durante l'indagine saranno invece consegnati a distanza di almeno una settimana-10 giorni.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
Soprattutto nel caso di una pancolonscopia, e in relazione alle caratteristiche anatomiche individuali (come quando ci sono aderenze oppure una disposizione anomala delle anse intestinali), l'esame può effettivamente essere fastidioso e a volte anche doloroso: per questo, in genere, se non ci sono particolari controindicazioni mediche, si somministrano un antidolorifico e un tranquillante, che lasciano il soggetto sveglio e in grado di collaborare compiendo determinati movimenti per facilitare l'esecuzione dell'esame, ma ne riducono il disagio. Solo in casi molto particolari, e in centri selezionati, si ricorre a una sedazione profonda durante la procedura, che lascia il malato completamente addormentato.
Gli strumenti utilizzati per l'indagine sono comunque molto sottili, flessibili e lubrificati in modo da arrecare il minor fastidio possibile.
Ci sono casi in cui occorre anche dilatare tratti intestinali ristretti, ma nessuna di queste procedure è dolorosa per il paziente.
Il personale è ben consapevole dell'imbarazzo che si può provare per le modalità della procedura e cerca quindi, di solito, di mettere il paziente a suo agio.
Nonostante gli analgesici è possibile comunque avere disturbi nel corso della colonscopia, soprattutto a causa dell'aria insufflata con l'apparecchio per distendere le anse intestinali e mettere in evidenza la superficie della mucosa. Oltre al senso di gonfiore e alla sensazione di dover evacuare è normale avvertire un po' di crampi: se dovessero farsi particolarmente dolorosi, è meglio avvisare il medico che sta eseguendo l'esame. Raramente possono manifestarsi disturbi più importanti, come nausea, conati di vomito, sudorazione.
I farmaci per far sopportare meglio l'indagine e renderla più facile e meglio sopportabile (ansiolitici, antidolorifici,  antispastici) vengono somministrati di solito per via endovenosa, per cui si fa una puntura in una vena del braccio, con i possibili inconvenienti legati a questa via di somministrazione. Può capitare, per esempio, che si determini un'irritazione o un gonfiore della vena del braccio in cui è stato iniettato il sedativo, che si risolve spontaneamente o con l'aiuto di pomate antinfiammatorie nel giro di qualche giorno.
Inoltre i medicinali possono talvolta provocare, oltre a una lieve sonnolenza, secchezza della bocca e annebbiamento della vista.
Potrebbe essere applicata al dito indice una piccola pinza per registrare sul monitor durante l'esame l'attività del cuore e del respiro, ma anche questa non è una procedura dolorosa.

L'esame comporta dei rischi immediati?
La colonscopia di per sé è un esame considerato sicuro, anche se non è possibile escludere alcune rare complicazioni, in particolare la perforazione dell'intestino e la comparsa di emorragie, più comuni quando nel corso dell'esame si devono asportare grossi polipi.

La perforazione, cioè l'apertura accidentale di un foro nella parete intestinale, può rendere necessario un immediato intervento chirurgico di riparazione e la somministrazione di una forte cura antibiotica.

Le perdite di sangue che si possono verificare togliendo i polipi vengono invece abitualmente fermate immediatamente con strumenti per la cauterizzazione introdotti attraverso lo strumento; la procedura è di solito indolore.

Se l'emorragia fosse importante, potrebbe rendersi necessario il ricorso a trasfusioni; solo nei casi più gravi, ma eccezionali, in cui il sanguinamento non smette, per interromperlo ci vorrà un intervento chirurgico.

Raramente, per lo più in soggetti predisposti, si sono verificate aritmie cardiache o reazioni gravi ai farmaci somministrati come analgesici o sedativi, tali da richiedere un intervento medico: per evitarle è importante comunicare al medico eventuali allergie o intolleranze.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
No, l'esame non prevede l'uso di raggi. Il medico visualizza e registra le immagini sul monitor attraverso una minuscola telecamera  fissata all'estremità dello strumento.

Nelle ore successive all'esame c'è da aspettarsi ancora qualche crampo e un senso di gonfiore, a causa del gas insufflato nel colon per distenderne le pareti.

Ma se, nelle ore o nei 2-3 giorni successivi all'indagine, dovesse comparire un dolore addominale accompagnato da febbre inspiegabile, vomito o perdite di sangue ripetute, eventualmente con vertigini e debolezza estrema, è meglio rivolgersi subito al proprio medico, al centro dove è stato effettuato l'esame oppure, se i disturbi sono gravi, al pronto soccorso, portando con sé il referto consegnato alla fine dell'indagine.

Dopo l'asportazione di un polipo durante la colonscopia è normale che si verifichino piccole perdite di sangue per diversi giorni, ma se la loro quantità è notevole occorre escludere che siano manifestazioni di una perforazione o di un'emorragia.

Quanto dura?
La durata dell'esame dipende dalla parte di intestino esplorata e dalla necessità di effettuare piccoli interventi come l'asportazione di un polipo.

Una semplice rettosigmoidoscopia può durare anche solo 5 minuti, che possono arrivare a 15 nel caso ci siano polipi da togliere; per effettuare una pancolonscopia ci vuole un po' più di tempo, da 30 fino a 45 minuti.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
Dopo una rettosigmoidoscopia senza sedazione ci si può subito rivestire e andare a casa. Se invece sono stati somministrati tranquillanti, di solito si viene invitati a fermarsi per qualche decina di minuti, in attesa di riprendersi un po'. Se lo si desidera, in questa fase si può bere un po' d'acqua.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Anche una volta riaccompagnati a casa, è bene restare a riposo tutto il giorno. Per 24 ore non si può guidare né praticare altre attività che richiedano attenzione e riflessi pronti.

Non si devono usare utensili potenzialmente pericolosi, come coltelli e forbici, né assumere bevande alcoliche.

Già nel giorno in cui si è stati sottoposti all'esame si può gradualmente riprendere a mangiare normalmente, cominciando da cibi leggeri. Si può poi tornare alle proprie abitudini alimentari consuete, così come all'assunzione dei propri farmaci, se non indicato diversamente dal medico.
 

Colposcopia

Di cosa si tratta?
La colposcopia soprattutto per studiare eventuali anomalie delle cellule del collo dell'utero evidenziate con il Pap-test. Serve anche a indagare la causa di sanguinamenti dalla vagina, soprattutto dopo i rapporti sessuali, o di dolori pelvici. Durante l'esame la paziente deve assumere la posizione ginecologica (esattamente come per il Pap-test) e la vagina viene dilatata con un apposito strumento, chiamato speculum. Lo studio della cervice uterina avviene tramite un colposcopio, uno strumento che non viene inserito all'interno della vagina, ma consente di esaminare la zona interessata come con un binocolo. Il medico può applicare alla cervice alcuni liquidi (per esempio acido acetico o soluzioni iodate) che servono a visualizzare meglio eventuali anomalie cellulari. È bene quindi segnalare la presenza di allergie a queste sostanze. Nel corso dell'esame possono talvolta essere eseguiti piccoli prelievi di tessuto (biopsia) o asportate direttamente le parti anomale (elettroescissione, LLETZ).

È un esame che possono fare tutti?
L'esame non può essere eseguito durante il ciclo mestruale: è opportuno in questo caso rimandare. Inoltre è opportuno evitare di sottoporsi all'esame in presenza di una forte infiammazione o di una distrofia della mucosa vaginale, condizioni tipiche della menopausa. Possono invece sottoporsi al test le donne in gravidanza.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Per effettuare la colposcopia non occorre effettuare nessun particolare tipo di preparazione. Talvolta il medico può ritenere opportuno asportare i contraccettivi intrauterini (IUD o spirale) durante l'esame, in questi casi è quindi bene astenersi dai rapporti sessuali o usare anche il profilattico per almeno cinque giorni prima dell'indagine. Nelle 24 ore precedenti l'esame, invece, occorre evitare del tutto i rapporti sessuali, così come l'uso di tamponi, pessari, creme o irrigazioni vaginali.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da sola? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Non occorre farsi accompagnare anche perché di solito non vengono usati farmaci che controindicano la guida di veicoli.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
L'esame non è doloroso. È possibile avvertire un senso di formicolio o un lieve bruciore al momento dell'applicazione dell'acido acetico o delle soluzioni iodate. Oppure si può percepire una piccola puntura se viene effettuata la biopsia. È possibile che all'esame seguano perdite vaginali scure che non devono preoccupare. È bene invece rivolgersi al medico nel caso in cui si verificassero perdite di sangue importanti, febbre alta con brividi o forti dolori addominali.

L'esame comporta dei rischi immediati?
No.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
No.

Quanto dura?
L'esame dura circa 20 minuti.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
Subito dopo l'esame è possibile tornare a casa o al lavoro.
 

Elettroencefalogramma

Di che cosa si tratta?
L'elettroencefalogramma è un esame che, attraverso elettrodi applicati sul cuoio capelluto, misura l'attività elettrica prodotta dal cervello e la rappresenta attraverso una serie di onde riprodotte su uno schermo e poi stampate su carta. Si utilizza soprattutto per la diagnosi e la gestione delle epilessie, ma viene spesso prescritto anche ai pazienti con tumori, perché sia i tumori primitivi del cervello sia eventuali metastasi cerebrali causate da tumori in altri organi possono provocare epilessia. È inoltre indicato quando si sospetta che ci sia una infiammazione del sistema nervoso.

È un esame che possono fare tutti?
Sì, l'elettroencefalogramma è un esame che può essere effettuato a qualunque età e non presenta controindicazioni.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all’esame?
Per l'elettroencefalogramma non occorre alcuna preparazione. Soltanto se si vuole studiare l'attività cerebrale durante il sonno occorre che chi deve sottoporsi all'esame rimanga sveglio la notte precedente per facilitare l'addormentamento al momento dell'esecuzione.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
L'esame non è invasivo. Non occorre essere accompagnati.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
No.

L'esame comporta dei rischi immediati?
No. Chi soffre di epilessia può raramente presentare un attacco, che può essere scatenato dalle luci accese davanti agli occhi del paziente per verificarne le reazioni. Occasionalmente il gel utilizzato per incollare gli elettrodi alla testa può provocare leggere irritazioni cutanee.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
No.

Quanto dura?
Il test può durare da 30 a 60 minuti a seconda delle indicazioni per cui è eseguito.

Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?
Alla fine dell'esame si può andare senza attendere alcun periodo di osservazione.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Dopo l'esame si possono riprendere subito le proprie attività quotidiane, soltanto i capelli rimangono sporchi di gel.
 

Epiluminescenza o dermatoscopia

Di che cosa si tratta?
L'epiluminescenza, o dermatoscopia, è un esame non invasivo che permette di riconoscere melanomi o altri tumori della pelle. Permette di studiare le caratteristiche di comuni formazioni cutanee e verificare che non siano di natura maligna. Dopo aver ricoperto la lesione da esaminare con uno strato sottile di olio minerale, il medico la osserva sotto una luce incidente, attraverso uno strumento, detto dermatoscopio, che permette di osservarne anche le strutture interne. Le immagini possono essere acquisite digitalmente e memorizzate per i controlli successivi, in modo da poterne valutare l'evoluzione nel tempo. Se l'esito dell'esame è negativo e la lesione non ha caratteristiche di malignità, è possibile evitare l'asportazione chirurgica. Asportazione che fino a prima dell'introduzione di questa tecnica era l'unico modo per verificare un sospetto di malignità.

È un esame che possono fare tutti o ha controindicazioni?
L'esame non ha controindicazioni. Il suo uso sistematico per la diagnosi precoce dei tumori della pelle in assenza di un sospetto diagnostico è ancora oggetto di discussione. Al momento uno screening periodico per la diagnosi precoce dei tumori della pelle non è consigliato dagli esperti alla popolazione generale, mentre può essere consigliato dal medico nei singoli casi, per esempio per la presenza di casi di melanoma in famiglia, per caratteristiche particolari della cute o per la presenza di un numero elevato di nei.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
A parte una normale pulizia della zona interessata non occorre alcun tipo di preparazione all'esame.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Poiché l'esame è assolutamente non invasivo non occorre essere accompagnati.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
No.

L'esame comporta dei rischi immediati?
No.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
No.

Quanto dura?
L'osservazione di ogni lesione dura pochi minuti.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
No.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Si può subito riprendere la vita normale.
 

HPV test

Di che cosa si tratta?
Il test HPV consiste nel prelievo di una piccola quantità di cellule dal collo dell'utero che vengono successivamente analizzate per verificare la presenza di DNA del Papillomavirus. Le infezioni causate da questo comunissimo virus possono infatti essere responsabili del tumore del collo dell'utero.
Le modalità di esecuzione dell'esame sono analoghe a quelle del Pap test: nel corso di una normale visita ginecologica, si applica lo speculum, uno speciale strumento che dilata leggermente l'apertura vaginale in modo da favorire il prelievo. L'operatore inserisce poi delicatamente una speciale spatola e un bastoncino cotonato che servono a raccogliere piccole quantità di muco rispettivamente dal collo dell'utero e dal canale cervicale da esaminare in laboratorio.

È un esame che possono fare tutti?
L'esame può essere eseguito da tutte le donne, purché non sia presente flusso mestruale, tuttavia, l'opportunità di eseguirlo per lo screening del tumore del collo dell'utero al posto del Pap test è ancora oggetto di valutazione.
Il test HPV è più sensibile del Pap test: è, cioè, più efficace nel rilevare le lesioni che potrebbero evolvere in tumori. Tuttavia, è meno specifico, vale a dire che identifica anche infezioni che potrebbero regredire spontaneamente.
Per questa ragione gli esperti raccomandano che a un esame HPV positivo segua un esame cosiddetto di triage (il Pap test, appunto) che confermi la reale positività. In Italia sono stati avviati numerosi progetti per valutare l'efficacia di questa strategia.
Quel che appare finora certo è che il test HPV non è un esame che va effettuato contemporaneamente al Pap test nella speranza di avere risultati più affidabili; che la positività al test HPV non significa necessariamente presenza di tumore; che il test HPV deve essere eseguito a intervalli più lunghi (almeno cinque anni) rispetto ai tre anni previsti per il Pap test; infine, che il test HPV per la diagnosi precoce del cancro del collo dell'utero non deve essere impiegato prima dei 30-35 anni, poiché prima di questa età le infezioni da HPV sono molto frequenti, ma regrediscono spontaneamente e non evolvono quasi mai in tumore.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare nei giorni o nelle ore precedenti l’esame?
Non occorre nessuna preparazione specifica per effettuare il test HPV.
Tuttavia, nei due giorni precedenti all'esame è opportuno astenersi dai rapporti sessuali ed evitare l'uso di deodoranti intimi e prodotti spermicidi, lavande, creme, gel, ovuli o schiume vaginali di qualunque tipo.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Non è necessario farsi accompagnare. L'esame non richiede nessun tipo di assistenza né altera le capacità di guidare veicoli.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
L'esecuzione del test HPV non è doloroso, anche se alcune donne possono trovare fastidiose le modalità del prelievo. Dopo l'esame non si dovrebbe avvertire alcun disturbo. In alcuni casi, nei giorni successivi al test si possono verificare alcune piccole perdite di sangue.

L'esame comporta dei rischi immediati?
No.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
No. L'esame non prevede l'uso di radiazioni ionizzanti o di fonti di energia che causino un danno a lungo termine all'organismo.

Quanto dura?
L'esecuzione del test HPV è molto rapida. Dura pochi minuti, cinque al massimo.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
Terminato l'esame, si può tornare subito a casa.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Dopo l'esecuzione del test HPV si può riprendere subito la propria vita normale, senza nessun tipo di limitazione.
 

Isteroscopia

Di che cosa si tratta?
L'isteroscopia è una tecnica che permette di visualizzare le pareti interne dell'utero. Viene eseguita introducendo attraverso la vagina una piccola telecamera, posta all'estremità di un sottile strumento (isteroscopio), che raggiunge l'utero dopo che le sue pareti sono state distese o con del gas (anidride carbonica) o con del liquido, solitamente soluzione fisiologica. L'esame è prescritto a scopo diagnostico nel caso di sanguinamenti uterini anomali nelle donne in età fertile e soprattutto in quelle in menopausa e quando altri esami lasciano sospettare patologie a carico dell'utero. Consente di rilevare malformazioni uterine e l'eventuale presenza di polipi, fibromi o in alcuni casi tumori dell'utero. Durante l'esame si possono prelevare campioni di tessuto da analizzare in laboratorio. Spesso si ricorre all'isteroscopia anche per ricercare le cause di infertilità. In tutti questi casi si può eseguire in ambulatorio, senza necessità di un ricovero. Talvolta però nel corso dell'esame si possono fare piccoli interventi, per esempio asportare polipi o correggere lievi malformazioni uterine. In questo caso la procedura viene eseguita sotto anestesia in regime di day hospital o in ricovero ospedaliero di 1-2 giorni.

È un esame che possono fare tutti?
L'isteroscopia può essere eseguita in donne di tutte le età ad eccezione di quelle in gravidanza e di quelle in cui, per una particolare e rara conformazione anatomica, viene impedito il passaggio dell'isteroscopio. L'esame non può inoltre essere effettuato durante il flusso mestruale e in caso di infezione o infiammazione pelvica.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Per l'isteroscopia a scopo diagnostico non serve una particolare preparazione, occorre però avvisare se si assumono farmaci anticoagulanti. Una terapia antibiotica viene somministrata solo alle pazienti che presentano patologie alle valvole cardiache. Per l'isteroscopia operativa invece, a causa della somministrazione di un anestetico, alcuni giorni prima si dovranno eseguire esami del sangue e un elettrocardiogramma. L'intervento prevede il digiuno dalla sera prima, un clistere e la depilazione nella zona interessata.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Se la procedura è esclusivamente diagnostica, al suo termine la paziente potrà tornare a casa da sola, mentre se si tratta di un'isteroscopia operativa in day hospital, dovrà essere accompagnata a casa da un'altra persona dopo alcune ore e per 48 ore non dovrà eseguire attività che richiedono particolare concentrazione.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
L'isteroscopia diagnostica non è dolorosa, anche se può provocare leggeri crampi, per via della distensione dell'utero, simili a quelli avvertiti durante il ciclo mestruale e un lieve dolore alla spalla. Sono fastidi che però scompaiono spontaneamente in poco tempo. Se l'esame è di tipo operativo, la paziente dopo l'intervento può avvertire dolori ad addome, schiena e spalla che si risolvono in pochi giorni. L'anestesia può causare una leggera difficoltà di concentrazione per qualche ora e per alcuni giorni potrà persistere un leggero sanguinamento dalla vagina che non deve destare preoccupazione.

L'esame comporta dei rischi immediati?
L'isteroscopia è generalmente priva di rischi. La perforazione dell'utero e l'insorgenza di infezioni sono eventi estremamente rari nella pratica diagnostica e assai poco frequenti anche in quella operativa. Raramente può verificarsi anche una reazione vagale che, per via della stimolazione del collo dell'utero, determina un temporaneo rallentamento del battito cardiaco e un abbassamento della pressione arteriosa.

L'esame comporta rischi a lungo termine?
L'isteroscopia non comporta rischi a lungo termine. Nel raro caso in cui si verifichino infezioni o la perforazione dell'utero, potranno essere necessarie terapie e altri interventi.

Quanto dura?
La durata dell'isteroscopia diagnostica è di circa 10-15 minuti, mentre quella dell'isteroscopia operativa può durare tra i 30 e i 60 minuti, in base alla complessità dell'intervento.

Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?
Al termine dell'isteroscopia la paziente può essere dimessa dopo un breve periodo di osservazione precauzionale, che può durare alcune ore nel caso sia stata eseguita un'isteroscopia operativa in day hospital. Se è stato eseguito l'esame in regime di ricovero ospedaliero, la degenza dura solitamente 1-2 giorni.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Dopo l'esame diagnostico si possono riprendere subito le normali attività. L'isteroscopia operativa può prevedere una breve convalescenza domiciliare senza però dover seguire particolari accorgimenti. Si raccomanda l'astensione dai rapporti sessuali per 2-3 giorni.
 

Laringoscopia

Di che cosa si tratta?
La fibrorinolaringoscopia, come è più correttamente chiamata, è un'indagine utilizzata per la valutazione degli organi di competenza dell'otorinolaringoiatra, vale a dire naso, bocca e gola. Permette di osservare lo stato delle prime vie aeree e digestive (fosse nasali, rinofaringe, bocca, faringe e laringe), verificando se il rivestimento della loro superficie, cioè la mucosa, è normale o presenta anomalie (infiammazioni, polipi o tumori).
Lo strumento viene inserito nel naso attraverso una narice e da qui viene raggiunto il rinofaringe, cioè la parte posteriore del naso. Si prosegue in basso verso la faringe e, infine, verso la laringe.
Esistono tre varianti di questa indagine:

  • La laringoscopia indiretta, che consiste nell'introduzione di uno specchietto sul fondo della bocca, attraverso cui il medico vede l'organo riflesso, in maniera simile a come avviene dal dentista.
  • La laringoscopia diretta, che viene effettuata con un laringoscopio a fibre ottiche. Si tratta di un tubicino flessibile di 3-4 millimetri di spessore, dotato di telecamera, collegato a un computer, che viene introdotto attraverso la cavità nasale, esplorando tutti i distretti fino alla gola. Grazie alle fibre ottiche, le immagini vengono trasmesse a un monitor. Questa è la modalità più diffusa di esecuzione dell'esame, sia perché consente una migliore visualizzazione della laringe e delle corde vocali (il tratto delle vie respiratorie che produce i suoni), sia perché permette di prelevare piccoli frammenti di tessuto dall'organo, da sottoporre successivamente all'analisi al microscopio (biopsia). Con questa tecnica, utilizzando fibroscopi particolari, si possono anche eseguire piccoli interventi chirurgici, come nel caso della chirurgia mininvasiva della laringe.
  • La laringoscopia in sospensione, che viene effettuata con uno strumento rigido inserito dalla bocca. Si tratta di una metodica un po' desueta, che viene impiegata soltanto nei rari casi in cui la laringoscopia diretta flessibile non è in grado di dare risultati soddisfacenti.
È un esame che possono fare tutti?
Data la scarsa invasività, la laringoscopia è un esame che non ha controindicazioni e può essere effettuato su pazienti di qualsiasi età (anche sui neonati), come procedura ambulatoriale.
Tuttavia, va eseguito con attenzione nei pazienti con gravi difficoltà respiratorie.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare nei giorni o nelle ore precedenti l’esame?
Non sono richieste procedure particolari per la preparazione; tuttavia, è consigliabile non bere e non mangiare nelle due-tre ore precedenti l'esame, poiché l'introduzione del laringoscopio nella gola o nel naso potrebbe causare vomito in chi è più predisposto a questa reazione. Inoltre, se presente, è necessario rimuovere la dentiera al momento dell'esame.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Per effettuare la laringoscopia indiretta e quella diretta con laringoscopio flessibile non è necessario farsi accompagnare. L'esecuzione della laringoscopia, infatti, non ha alcun impatto sulla capacità di guidare veicoli. In alcuni casi, può essere previsto l'impiego di anestetici locali, che non influiscono sul livello di attenzione e, pertanto, non necessitano di accortezze particolari.
Diverso è il caso della laringoscopia in sospensione, che richiede l'anestesia generale e, pertanto, il ricovero del paziente.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
No. L'esame può essere un po' fastidioso, ma non è doloroso. Se il paziente collabora con il medico, l'introduzione del laringoscopio è molto agevole; in caso di fastidio, si può ricorrere a un anestetico locale. I disagi sono minimi. Il paziente può lamentare un po' di fastidio durante il transito dello strumento, detto fibroscopio, e per qualche minuto anche dopo la sua rimozione.
Sporadicamente può anche accadere di avvertire un po' di nausea, ma questo si verifica solo nelle persone più sensibili al riflesso del vomito.
Infine, al termine dell'esame, è possibile percepire una sensazione di gonfiore nella bocca, connessa all'uso dell'anestetico, che è destinata a scomparire nell'arco di poche decine di minuti.

L'esame comporta dei rischi immediati?
La laringoscopia è un esame sicuro. Durante l'esame il paziente respira normalmente senza alcuna difficoltà e può parlare; anzi, il medico potrebbe chiedergli di farlo proprio per valutare l'adeguato funzionamento della laringe.
Esiste un piccolissimo rischio che l'introduzione del laringoscopio nelle vie aeree causi gonfiore o, molto raramente, temporanee difficoltà respiratorie, che tuttavia i medici sono in grado di gestire agevolmente.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
No.

Quanto dura?
Il tempo richiesto per l'indagine varia a seconda del tipo di laringoscopia e della necessità o meno di effettuare prelievi di tessuto. In genere oscilla tra i cinque e i 30 minuti.

Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?
Al termine dell'esame il paziente può tornare subito a casa.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Si può tornare subito alla vita di tutti i giorni. Tuttavia, nel caso in cui sia stato necessario effettuare una biopsia, è opportuno non mangiare nelle due-tre ore successive all'esame o finché è cessato il fastidio alla deglutizione.
 

Pap-test

Di che cosa si tratta?
Il Pap test è un test di screening, che si effettua cioè anche in donne sane, senza alcun segno di possibile malattia, per individuare precocemente tumori del collo dell'utero o alterazioni che col passare degli anni potrebbero diventarlo. La sua introduzione ha contribuito significativamente alla riduzione della mortalità per tumore del collo dell'utero (anche detto della cervice uterina) per cui andrebbe eseguito regolarmente, ogni tre anni, da tutte le donne dopo l'inizio dell'attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età.
L'esame si effettua nel corso di una normale visita ginecologica, durante la quale si applica lo speculum, uno speciale strumento che dilata leggermente l'apertura vaginale in modo da favorire il prelievo. L'operatore inserisce poi delicatamente una speciale spatola e un bastoncino cotonato che servono a raccogliere piccole quantità di muco rispettivamente dal collo dell'utero e dal canale cervicale. Su questo campione, in laboratorio, si cercheranno le cellule esfoliate dal tessuto, perché siano esaminate con appositi metodi di colorazione e un approfondito esame computerizzato.

È un esame che possono fare tutti?
Il Pap test andrebbe eseguito regolarmente, ogni tre anni, da tutte le donne dopo l'inizio dell'attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età.

L'unica controindicazione all'esecuzione dell'esame è la presenza di flusso mestruale, per cui sarebbe bene fissare l'appuntamento ad almeno tre giorni dalla fine delle mestruazioni e una settimana prima di quando si prevede possa subentrare il ciclo successivo.

Se le mestruazioni dovessero arrivare nei giorni immediatamente precedenti o il giorno stesso della visita, occorre quindi rimandare l'esame.

La gravidanza, invece, non rappresenta una controindicazione all'indagine, anche se è bene informare chi esegue l'esame della propria condizione.

Ugualmente l'uso di contraccettivi orali o la presenza di una spirale intrauterina sono irrilevanti ai fini del test.

Anche le donne in menopausa devono continuare a sottoporsi all'esame, almeno fino ai 65 anni di età, anche se non hanno più rapporti sessuali.

Le donne vergini, che non hanno mai avuto rapporti sessuali completi, possono comunque provare a eseguire l'esame. Il medico o l'ostetrica, opportunamente informati, utilizzeranno uno strumento apposito per dilatare l'apertura della vagina. A seconda delle caratteristiche anatomiche della donna, in questi casi potrebbe però essere difficile riuscire a prelevare dal collo dell'utero il campione di muco da esaminare. Il risultato quindi può non essere altrettanto affidabile.

Nonostante queste difficoltà, le donne adulte dovrebbero comunque sottoporsi all'indagine perché, sebbene il rischio di cancro al collo dell'utero sia molto basso in una donna vergine, esistono rare forme che si sviluppano indipendentemente dall'infezione da papilloma virus (HPV) trasmessa da un partner.

Occorre anche chiarire che, mentre è vero che i tumori della cervice uterina dipendono nella quasi totalità dei casi dall'infezione virale, la maggior parte delle infezioni da HPV invece si risolvono spontaneamente e, anche quando ciò non accade, non daranno necessariamente origine a un cancro.

È altrettanto importante sapere che la vaccinazione contro l'infezione da HPV non esonera dall'esecuzione dell'esame. La protezione infatti non assicura una copertura totale e si rivolge solo ai viruspiù diffusi, ma non ad a tutti i tipi di virus.

Le donne che in passato sono state sottoposte a isterectomia dovrebbero consultare il loro medico per sapere se devono continuare a effettuare lo screening o no. In genere si ritiene comunque opportuno ripetere l'esame se l'utero è stato asportato a causa di un tumore o di una forma pretumorale, mentre non occorre se è stato tolto per altre ragioni, per esempio a causa di emorragie abbondanti.
 
Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Nei due giorni prima di un Pap test, meglio evitare deodoranti intimi e prodotti spermicidi, lavande, creme, gel, ovuli o schiume vaginali di qualunque tipo, a meno che siano stati prescritti dal medico, perché potrebbero eliminare o nascondere cellule anormali.

I risultati potrebbero venire alterati anche dai rapporti sessuali, da cui sarebbe meglio astenersi nei due giorni precedenti all'esame.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
All'esame ci si può tranquillamente recare da sole perché non occorre nessun tipo di assistenza né durante la sua esecuzione né al suo termine. Terminata l'indagine si può tornare a casa, anche guidando, senza nessun tipo di limitazione.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
L'esecuzione di un Pap test non è dolorosa, anche se per alcune può essere più fastidioso che per altre, in relazione alla sensibilità individuale e alla delicatezza di chi lo esegue.
Cercando di rilassarsi e facendo respiri lenti e profondi si può ulteriormente ridurre il lieve disagio legato all'introduzione del dilatatore e al successivo prelievo.
Dopo l'esame non si dovrebbe avvertire alcun disturbo. Nei giorni successivi all'indagine si possono verificare alcune piccole perdite di sangue: in caso di dubbio, comunque, è sempre meglio rivolgersi al medico.

L'esame comporta dei rischi immediati?
L'esecuzione del Pap test non comporta nessun rischio. Solo in caso di allergia al lattice è bene avvisare l'operatore, che si comporterà di conseguenza nella scelta dei guanti.

L'esame comporta rischi a lungo termine?
Assolutamente no. Al contrario: riduce in maniera significativa il rischio di tumore dell'utero.

Quanto dura?
L'esecuzione di un Pap test è, di per sé, molto rapida: in genere dura pochi minuti, cinque al massimo.

Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?
A meno di indicazioni diverse da parte del personale che ha eseguito l'esame, non occorre un periodo di osservazione al termine dell'indagine: ci si può rivestire subito e tornare a casa.
I risultati saranno comunicati nel giro di qualche giorno.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Dopo l'esecuzione del Pap test si può riprendere subito la propria vita normale, senza nessun tipo di limitazione, anche in termini di igiene e attività sessuale.
 

PSA

Di che cosa si tratta?
Il dosaggio del PSA, cioè dell'antigene prostatico specifico, è un esame di laboratorio eseguito su un normale prelievo di sangue.

È un esame che possono fare tutti?
Il PSA si prescrive solo agli uomini perché è un indicatore di possibili malattie della prostata, organo esclusivamente maschile. È indicato a chi ha avuto una diagnosi di tumore alla prostata per tenere sotto controllo la malattia e in chi ha disturbi che ne fanno sospettare la presenza.
Il suo uso per la diagnosi precoce in persone senza sintomi, cioè come test di screening, è invece discusso, ma la maggior parte degli esperti concordano che non è mai indicato oltre i 70 anni di età; sotto i 50 anni alcuni lo consigliano solo se ci sono stati in famiglia altri casi della stessa patologia. È bene inoltre sapere che i valori crescono naturalmente con l'età e in presenza di ipertrofia benigna della prostata, una condizione estremamente comune.
Gli individui di origine africana tendono inoltre ad avere livelli più alti di PSA, al contrario degli asiatici che in genere li hanno più bassi, così come gli obesi più gravi.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Per ridurre il rischio di errore dell'esame è importante non effettuare il prelievo se si ha un'infezione delle vie urinarie in corso. Non bisognerebbe avere svolto un'intensa attività fisica né sessuale nelle 48 ore precedenti all'esame, perché entrambe queste condizioni possono innalzare i livelli del PSA nel sangue. Valori sopra la norma possono essere dovuti anche a un'esplorazione rettale eseguita dal medico nell'ultima settimana o a una biopsia della prostata nelle ultime sei.

Al contrario, alcuni farmaci o prodotti di erboristeria per la cura della prostata possono mascherare livelli alterati di PSA, per cui è importante segnalare al medico la loro eventuale assunzione.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Il dosaggio del PSA avviene tramite un semplice esame del sangue, per cui non occorre essere accompagnati.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
Il dolore che si può provare è quello di qualunque prelievo di sangue.

L'esame comporta dei rischi immediati?
No.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
No, se non, in caso di valori alterati, quelli legati ad accertamenti e terapie di cui non è dimostrata in tutti i casi l'utilità

Quanto dura?
Il prelievo in sé dura pochi secondi; il referto, nei centri più attrezzati, può essere ritirato già dopo un giorno.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
Dopo il prelievo si può tornare subito a casa.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Una volta effettuato il prelievo si può riprendere la propria vita di ogni giorno.
 

Scintigrafia ossea

Di che cosa si tratta?
La scintigrafia ossea è un esame che, mediante l'iniezione in vena di un tracciante marcato con isotopi radioattivi, detto radiofarmaco, consente di individuare la presenza di metastasi allo scheletro. La tecnica è sicura, al punto che può essere utilizzata anche sui bambini: la quantità di radiofarmaco iniettata è infatti proporzionale al peso corporeo.

È un esame che possono fare tutti?
La scintigrafia non deve essere effettuata in gravidanza perché le radiazioni, per quanto in piccola dose, potrebbero nuocere all'embrione. Per questa ragione, di norma, nelle donne in età fertile, l'indagine viene eseguita entro i dieci giorni successivi all'inizio dell'ultima mestruazione, oppure se il test di gravidanza è negativo. Inoltre, dal momento che le sostanze radioattive vengono escrete attraverso il latte materno, è consigliabile non sottoporsi all'esame durante l'allattamento.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Per eseguire una scintigrafia ossea non servono preparazioni particolari, anche se una buona idratazione può favorire la rapida eliminazione del radiofarmaco e migliorare il contrasto con il fondo. Per questo, dopo la somministrazione del radiofarmaco che precede di circa tre ore l'esecuzione dell'esame vero e proprio, si consiglia al paziente di bere molto.
Prima di eseguire l'indagine, inoltre, occorre rimuovere oggetti metallici che possono modificare la rilevazione delle radiazioni (come collane, spille, orecchini, piercing).

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Non è necessario farsi accompagnare e alla fine dell'esame si può tranquillamente guidare.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
La scintigrafia ossea è una tecnica indolore. L'unico modesto fastidio può essere legato alla puntura dell'ago usato per la somministrazione endovenosa del farmaco. Non c'è da attendersi alcun disagio dalla scintigrafia, né effetti collaterali.

L'esame comporta dei rischi immediati?
La sostanza radioattiva iniettata è sicura, ben tollerata e non esistono descrizioni di gravi reazioni avverse.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
Il radiofarmaco iniettato rilascia radiazioni, ma in dosi molto basse. L'organo che nel corso dell'esame risulta essere il più esposto alle radiazioni è la vescica, ma è possibile ridurre al minimo i rischi bevendo abbondantemente e urinando dopo l'esame.

Quanto dura?
La durata dell'indagine vera e propria è di circa 20 minuti. In questo tempo si chiede al paziente di stare fermo mentre il dispositivo rivelatore acquisisce le radiazioni emesse dal paziente che vengono convertite in immagini da un computer. Il radiofarmaco deve però essere iniettato circa tre ore prima dall'esame per dare tempo al tracciante di accumularsi nello scheletro.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
Non è necessario nessun periodo di osservazione dopo l'esame.
 

Urografia

Di che cosa si tratta?
L'urografia è un esame radiologico che serve a studiare il tratto urinario, cioè gli organi e i condotti attraverso cui passa l'urina Permette di individuare ostruzioni di questo percorso, dovute per esempio alla presenza di calcoli o tumori.
L'esame consiste nell'iniezione endovenosa di una sostanza, detto mezzo di contrasto, che dal sangue viene escreta attraverso il tratto urinario. Dopo 30-60 minuti dall'iniezione si effettua una serie di radiografie, a intervalli di 5-10 minuti l'una dall'altra, che permettono di documentare il passaggio di questa sostanza attraverso i reni e gli ureteri, fino alla vescica e all'uretra, che infine la convoglia all'esterno.

È un esame che possono fare tutti?
Come tutti gli esami radiologici l'urografia è controindicata nelle donne in gravidanza. L'indagine deve essere effettuata con cautela anche nelle persone allergiche o con insufficienza renale, ma in generale è oggi utilizzata molto meno di un tempo, grazie alla disponibilità di altri strumenti come l'ecografia, la risonanza magnetica e la TC .

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
In genere, nei giorni precedenti l'esame, il paziente è sottoposto a un prelievo di sangue per studiare la funzione renale, in modo da accertare che non sia compromessa in misura tale da controindicare l'indagine.
Il medico può inoltre prescrivere lassativi da prendere un giorno o due prima dell'esame per liberare completamente l'intestino, in modo da rendere più chiare le immagini. Per la stessa ragione si raccomandano alcune ore di digiuno prima dell'indagine.
Ai pazienti diabetici in trattamento con metformina si chiede inoltre di sospendere per un paio di giorni il farmaco, per evitare che il medicinale interferisca con il mezzo di contrasto rischiando di danneggiare i reni.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
L'esame non è invasivo né richiede anestesia, per cui non occorre essere accompagnati.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
L'unico disagio può essere legato alla puntura endovenosa. Quando il mezzo di contrasto entra nel circolo sanguigno è inoltre normale avvertire un senso di calore e un sapore amaro in bocca, sensazioni che comunque spariscono in breve tempo.

L'esame comporta dei rischi immediati?
No, se si esclude la rarissima eventualità di una reazione allergica al mezzo di contrasto che tuttavia può essere immediatamente trattata dal personale. Per questo è importante segnalare subito la comparsa di prurito, gonfiore o difficoltà respiratorie durante la procedura.

L'esame comporta rischi a lungo termine?
No, se si esclude il peggioramento di un'insufficienza renale che si può evitare valutando in anticipo la situazione del paziente. L'esposizione ai raggi X comporta un minimo rischio di tumori e leucemie che aumenta in relazione alla dose, soprattutto nei bambini e nei giovani, per cui occorre in ogni singolo caso confrontare i possibili rischi con il beneficio che ci si attende dall'indagine.

Quanto dura?
In totale la procedura dura circa un'ora.

Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?
No, alla fine dell'esame si può subito tornare a casa.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Dopo l'indagine si può interrompere il digiuno e riprendere subito la propria vita normale.
 

Agoaspirato del nodulo mammario

Di che cosa si tratta?
L'agoaspirato di un nodulo mammario consente di discriminare se un nodulo al seno sia di natura benigna (per esempio una cisti) o se si tratti di un tumore. Si inserisce un ago sottile (solo leggermente più spesso di quello delle normali siringhe) nel seno, fino a raggiungere il nodulo, da dove si aspira parte del contenuto da esaminare in laboratorio. Nella maggior parte dei casi il prelievo viene effettuato sotto la guida dell'ecografia, per localizzare al meglio il nodulo.

È un esame che possono fare tutti o ha controindicazioni?
Non ci sono particolari controindicazioni all'esecuzione dell'esame.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Non è necessaria alcuna preparazione preventiva alla procedura.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Non è necessario essere accompagnati. Al termine dell'esame, che viene effettuato in ambulatorio, è possibile tornare a casa da sole, anche guidando la macchina.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
L'esame è quasi sempre indolore, tanto che in genere la sua esecuzione non richiede l'anestesia. Quest'ultima viene però eseguita in casi particolari, come un dolore alla mammella precedente all'esame o se è la stessa paziente a richiederlo.

L'esame comporta dei rischi immediati?
L'esame non comporta alcun rischio.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
L'agoaspirato non prevede l'utilizzo di strumentazioni che rilasciano radiazioni. Sia l'ecografia sia l'aspirazione vera e propria non comportano rischi nel lungo termine.

Quanto dura?
L'agoaspirato comincia come una normale ecografia a cui a un certo punto si sovrappone il prelievo del campione. L'intera procedura dura pochi minuti.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
Non c'è bisogno di rimanere in osservazione. Terminato l'esame si può lasciare l'ambulatorio.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Dopo la procedura, in rari casi può rimanere un po' di dolore al seno, ma basta applicare degli impacchi di ghiaccio per qualche minuto per alleviarlo. L'uso del ghiaccio, inoltre, è utile anche a prevenire la comparsa di ematomi. Per il resto si può tornare immediatamente alla vita di tutti i giorni.
 

Agoaspirato nodulo tiroideo

Di che cosa si tratta?
È una procedura diagnostica mini-invasiva che viene impiegata per confermare o escludere la natura maligna di un nodulo tiroideo. L'accertamento, che si esegue in ambulatorio, prevede il prelievo di un piccolo quantitativo di cellule dal nodulo sospetto. Per farlo si usa un ago molto sottile che viene inserito attraverso la parte anteriore del collo sotto la guida dell'ecografia. In questo modo si migliora nettamente l'efficacia dell'esame, riducendo la probabilità di avere danni alle strutture del collo (vene, arterie, nervi).

È un esame che possono fare tutti?
Chiunque può essere sottoposto a un agoaspirato della tiroide, data l'assenza di particolari controindicazioni.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Prima di eseguire l'agoaspirato di un nodulo tiroideo non è necessario il digiuno né alcun'altra forma di preparazione. Potrebbe esservi richiesto al momento della prenotazione di eseguire nei giorni precedenti all'esame un prelievo del sangue, per valutare la capacità di coagulazione. Gli esiti dovranno, in questo caso, essere portati all'attenzione del medico in occasione della procedura. In accordo con il medico, potrebbe essere opportuno sospendere eventuali farmaci che interferiscono con la coagulazione del sangue come gli antiaggreganti (per esempio, l'aspirina o la ticlopidina) e gli anticoagulanti orali (come per esempio quelli a base di warfarina).

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Non c'è alcuna necessità di essere accompagnati da qualcuno. Terminato il prelievo, dopo una breve attesa, è possibile tornare a casa.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
La puntura provoca un leggero fastidio, come una normale iniezione. In alcuni casi si può percepire un'irradiazione del dolore dietro all'orecchio. In ogni caso, la sensazione di dolore si limita al tempo dell'esecuzione dell'indagine. Se si protrae, bastano comuni analgesici per alleviarla. Raramente è richiesta un'anestesia locale.

L'esame comporta dei rischi immediati?
L'agoaspirato di un nodulo tiroideo è quasi completamente esente da rischi. In una piccola percentuale di casi possono formarsi piccoli ematomi all'interno della tiroide, che possono fare male, ma che si riassorbono spontaneamente in pochi giorni. Possono essere comunque prevenuti applicando del ghiaccio dopo l'esame.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
L'esame non prevede l'impiego di radiazioni, né comporta alcun rischio a lungo termine. Anche la credenza che, nei casi in cui è presente un tumore, l'ago possa contribuire a disseminare le cellule maligne nell'organismo è stata smentita da prove scientifiche.

Quanto dura?
La durata della puntura è molto breve: non supera il minuto.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
Dopo l'esame si applica un impacco ghiacciato sul collo per circa 15 minuti. A quel punto è possibile andare a casa.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Non c'è ragione di usare particolari accortezze. Anche se dopo l'esame è presente dolore o fastidio al collo, questo scompare nel giro di qualche ora.
 

Ecografia addominale

Di che cosa si tratta?
L'ecografia è un'indagine semplice e innocua che si basa sull'emissione di ultrasuoni, che si ritiene non possano provocare alcun danno all'organismo. Non prevede invece l'uso di radiazioni.
Gli ultrasuoni sono onde emesse da una sonda fatta passare sulla pelle, che viene prima ricoperta da un sottile strato di gel. Le onde sono riflesse in diversa misura dai diversi tessuti: per questo l'ecografia può distinguere tra cisti a contenuto liquido o masse solide.

È un esame che possono fare tutti o ha controindicazioni?
Tutti possono sottoporsi con tranquillità all'esame, sebbene a volte l'ecografista possa trovare qualche difficoltà a esaminare le persone obese o che sono state sottoposte in passato a interventi di chirurgia addominale.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Sì, per l'ecografia dell'addome superiore (con cui si esplorano il fegato, la cistifellea e le vie biliari, la milza, i reni, il pancreas, lo stomaco, i grossi vasi sanguigni, in particolare l'aorta, ed eventuali linfonodi ingrossati) occorre prepararsi con un'alimentazione adeguata.

Nei tre giorni precedenti, per eliminare l'aria presente nell'intestino, si possono utilizzare tisane reperibili in farmacia oppure pastiglie di carbone vegetale da assumere dopo i due pasti principali.

Contemporaneamente, o almeno il giorno precedente l'esame, occorre evitare pasta, frutta, verdura, legumi, cereali, latte, succhi di frutta, bevande gassate.

In generale vanno ridotti al minimo i grassi, assumendo solo un brodo vegetale leggero, pesce bollito o carni magre (vitello, pollo, tacchino) cotte senza aggiunta di condimento. Se l'esame è nel pomeriggio è possibile fare in mattinata una colazione leggera, con tè zuccherato e qualche fetta biscottata, ma è necessario mantenere l'assoluto digiuno nelle sei ore precedenti l'esame.

Per uno studio più approfondito del pancreas e delle strutture situate più in profondità, in casi particolari, il medico potrà chiedere al paziente, subito prima dell'esame, di riempire lo stomaco con acqua non gassata.

Per l'ecografia dell'addome inferiore (o ecografia pelvica) occorre che la vescica sia piena: per questo da due ore prima dell'esame è importante non urinare e fino ad almeno un'ora prima bere in quantità abbondanti acqua non gassata, tè o camomilla.

Per l'ecografia addominale completa occorre effettuare entrambi i tipi di preparazione.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Per eseguire un'ecografia non occorre essere accompagnati, né ci possono essere effetti a posteriori sulla capacità di guida dei veicoli.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
No. Durante l'esame il medico potrà invitare il paziente a inspirare profondamente e trattenere il fiato, oppure a cambiare posizione, ad esempio mettendosi in piedi, per mettere meglio in evidenza alcuni organi da esaminare.

L'esame comporta dei rischi immediati?
No.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
No, perché non sfrutta radiazioni ionizzanti, ma onde a ultrasuoni che, per quanto si sa, sono innocue per l'organismo.

Quanto dura?
La durata dell'esame è molto variabile da caso a caso, ma di solito dura da pochi minuti a mezz'ora.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
Terminato l'esame, si può tornare subito a casa.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Si può riprendere subito la normale vita di tutti i giorni.
 

Ecografia mammaria

Di che cosa si tratta?
L'ecografia mammaria è un'indagine semplice e sicura che si basa sull'emissione di ultrasuoni a bassa frequenza e alta intensità che non si ritiene possano provocare danni all'organismo, nemmeno nei soggetti particolarmente sensibili come le donne in gravidanza. La sonda che emette gli ultrasuoni viene passata sul seno, cosparso di un sottile strato di gel acquoso che, facendo aderire meglio la sonda alla pelle, consente di visualizzare immagini di migliore qualità.
Gli ultrasuoni emessi dalla sonda sono riflessi in maniera diversa a seconda del tipo di tessuto. Ciò consente di individuare eventuali formazioni all'interno del seno e distinguere tra quelle a contenuto liquido e quelle a contenuto solido.
Nella maggior parte dei casi l'ecografia mammaria non è un'alternativa alla mammografia e i due esami sono complementari. Nelle donne più giovani, in cui il tessuto ghiandolare è più denso, i risultati dell'ecografia offrono maggiori informazioni rispetto a quelli della mammografia.

È un esame che possono fare tutti?
Sì, l'indagine non ha alcuna controindicazione.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare nei giorni o nelle ore precedenti l’esame?
La tecnica non richiede alcuna preparazione da parte del paziente. Tuttavia, poiché ogni seno ha caratteristiche proprie, è importante per il medico disporre degli esami precedenti per valutare se eventuali anomalie riscontrate dall'ecografia siano preesistenti o di nuova insorgenza. Per questo è necessario portare sempre con sé le ultime mammografie o ecografie eseguite.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Per eseguire un'ecografia non è necessario essere accompagnati: l'esame infatti non causa alcun effetto che possa incidere sull'autonomia o la capacità di guidare veicoli.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
No. L'esame, che viene eseguito con il paziente sdraiato su un lettino e a torace scoperto, non causa alcun fastidio, né vengono somministrati farmaci durante la procedura.

L'esame comporta dei rischi immediati?
No.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
No, l'ecografia mammaria non sfrutta radiazioni ionizzanti, ma onde a ultrasuoni. Le conoscenze attuali ci dicono che questa fonte di energia è del tutto innocua per l'organismo.

Quanto dura?
La durata dell'indagine è di circa 20 minuti.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
Terminato l'esame non è necessaria nessuna attesa. Si può tornare subito a casa.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Si può riprendere subito la normale vita di tutti i giorni.
 

Ecografia prostatica trans rettale (con eventuale biopsia)

Di che cosa si tratta?
L'ecografia prostatica transrettale è un esame ecografico che può servire a visualizzare le caratteristiche morfologiche della prostata. L'esame consiste di una sonda del diametro di un dito che, inserita per un breve tratto nel retto, emette onde a ultrasuoni, riflesse in maniera diversa a seconda del tipo di tessuto che incontrano. Con i dati ottenuti si elaborano in tempo reale delle immagini, che possono essere visualizzate in maniera statica o sotto forma di video. L'esame consente quindi di valutare le dimensioni e la forma della prostata; inoltre è possibile individuare eventuali formazioni al suo interno. Non è tuttavia un metodo che consente una diagnosi precisa: per questo occorre infatti una biopsia.
L'esame tuttavia consente di eseguire la biopsia prostatica: sotto la guida delle immagini fornite dagli ultrasuoni è infatti possibile far passare attraverso il perineo o la parete del retto degli aghi con cui prelevare frammenti di tessuto (in genere almeno dodici) da esaminare in laboratorio. Tale indagine può chiarire un dubbio sollevato da elevati valori di PSA o dall'esplorazione rettale. Se l'analisi conferma la presenza di un tumore è possibile inoltre precisarne il tipo e valutarne in certa misura l'aggressività.
La procedura, infine, può talvolta essere utilizzata non a scopo diagnostico ma per effettuare trattamenti, per esempio la brachiterapia, con cui si impiantano fonti di radiazioni direttamente nella prostata.

È un esame che possono fare tutti?
L'esame è controindicato nei casi in cui il paziente soffra di emorroidi sanguinanti, ragadi anali, stenosi anali. Occorre inoltre prestare attenzione alle situazioni in cui è più facile andare incontro a emorragie, per esempio quando si prendono medicinali anticoagulanti o per fluidificare il sangue.
Non può essere eseguita nei pazienti precedentemente sottoposti ad amputazione della pelvi e del retto.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Se si assumono medicinali anticoagulanti o per fluidificare il sangue il medico può chiedere, in caso di biopsia, di sospendere la terapia una settimana prima dell'esame. Per la stessa ragione, nei giorni precedenti l'indagine è bene evitare di assumere aspirina o altri farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).
In genere viene prescritto un antibiotico da iniziare la sera prima dell'esame e continuare nei giorni successivi per prevenire il rischio di infezioni.
Perché l'ampolla rettale sia completamente vuota al momento dell'indagine, si consiglia inoltre una supposta di glicerina la sera e una la mattina dell'esame, oppure si effettua un clistere alcune ore prima del test. Il giorno dell'esame non occorre stare a digiuno, ma è consigliata una colazione leggera. Nelle ore che lo precedono, inoltre, è bene bere molto e non urinare in modo che la vescica sia piena, così da migliorare la trasmissione delle onde attraverso i tessuti.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Per la biopsia occorre essere accompagnati. Per la sola ecografia, no.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
La sonda viene lubrificata e ha un diametro tale per cui il suo inserimento non è in genere avvertito come doloroso. Si possono invece sentire piccole punture quando il medico effettua i prelievi per la biopsia, ma è possibile ridurne il disturbo con un'anestesia locale.

L'esame comporta dei rischi immediati?
Il rischio più significativo legato alla procedura è quello di infezioni, che tuttavia possono essere prevenute con un'adeguata profilassi antibiotica. È bene comunque avvisare il medico se nei giorni immediatamente successivi dovesse comparire una febbre improvvisa.
Nei giorni successivi alla biopsia è invece normale un certo indolenzimento della parte. Sì può verificare un sanguinamento uretrale nelle prime 24 ore dall'esame, mentre la presenza di sangue nelle urine o nel liquido seminale può proseguire per alcuni giorni o addirittura settimane. Più raramente il paziente può trovare difficoltà a urinare per un rigonfiamento della prostata.

L'esame comporta rischi a lungo termine?
L'esame di per sé non comporta rischia lungo termine.

Quanto dura?
L'indagine dura in tutto circa dieci minuti-un quarto d'ora.

Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?
Al termine dell'esame si può tornare a casa. Dopo la biopsia bisogna rimanere in osservazione fino alla prima minzione.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Nelle 24 ore successive l'esame è meglio evitare sforzi intensi, e astenersi per due-tre giorni dall'attività sessuale. Per il resto, dopo l'indagine si può riprendere la propria vita normale, avendo cura di ricominciare la terapia anticoagulante o fluidificante (se interrotta) dopo tre giorni dal test o quando non si osservano più perdite di sangue.
 

Ecografia tiroidea

Di che cosa si tratta?
L'indagine si basa sugli ultrasuoni, emessi da una speciale sonda che viene fatta scorrere sul collo, e registra la presenza di zone di tessuto tiroideo a densità non omogenea, come noduli o cisti. Molti di questi noduli, specie se piccoli, non hanno rilevanza clinica. Comunque in presenza di queste formazioni il medico potrà decidere se indagare con ulteriori approfondimenti diagnostici, ricorrendo a una scintigrafia della tiroide o a un ago aspirato del nodulo o della cisti.

È un esame che possono fare tutti?
L'ecografia della tiroide è un esame senza alcuna controindicazione. Può essere eseguito da tutti, anche bambini e donne in gravidanza, poiché sfrutta una sorgente di energia che è considerata sicura.


Occorre qualche tipo di preparazione particolare nei giorni o nelle ore precedenti l’esame?
Prima dell'esame non è richiesta nessuna particolare preparazione. Al momento dell'indagine basterà rimuovere eventuali gioielli o oggetti metallici portati al collo.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
L'ecografia non ha alcun effetto sulla capacità di guidare i veicoli, né limita in alcun modo l'autonomia del paziente. Perciò non c'è alcun bisogno di essere accompagnati.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
No. Durante l'ecografia, il paziente si trova sdraiato su un lettino, a pancia in su e con lo sguardo rivolto all'indietro, mentre la sonda ecografica viene fatta passare sulla pelle del collo.

L'esame comporta dei rischi immediati?
No.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
No. L'esame non sfrutta radiazioni ionizzanti, come la radiografia o la TC, ma gli ultrasuoni: onde sonore ad altissima frequenza, che non sono percepite dall'orecchio umano. Sulla base delle conoscenze attualmente disponibili gli ultrasuoni sono del tutto innocui per l'organismo

Quanto dura?
L'ecografia tiroidea è un esame molto veloce: dura circa 10 minuti.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
Terminato l'esame, si può tornare subito a casa.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Si può riprendere subito la normale vita di tutti i giorni.
 

Ecografia transvaginale

Di che cosa si tratta?
L'ecografia transvaginale è spesso eseguita in associazione all'ecografia pelvica per studiare meglio il collo dell'utero, l'utero stesso o le ovaie. Una sonda rivestita di una sorta di profilattico ricoperto di gel viene introdotta nella vagina ed emette ultrasuoni che vengono riflessi in maniera diversa dai diversi tessuti. Questi segnali sono riconosciuti da un computer che ricostruisce su di un monitor le immagini degli organi pelvici, e il medico può registrarle singolarmente o in toto. L'esame serve a trovare le possibili cause di infertilità  , di sanguinamenti o di dolori pelvici. Inoltre è utile per studiare la natura delle cisti ovariche o delleformazioni uterine, e anche per individuare l'eventuale presenza di tumori. È usato anche nelle diverse fasi della gravidanza, e pertanto questa eventuale condizione non rappresenta una controindicazione all'esame.

È un esame che possono fare tutti o ha controindicazioni?
L'indagine può inoltre essere eseguita in qualunque fase del ciclo mestruale. Nelle donne vergini il ginecologo può valutare con la visita se l'imene è sufficientemente elastico da consentire l'esecuzione del test. In caso contrario si può decidere di ricorrere all'ecografia transrettale.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
L'esame transvaginale si esegue a vescica vuota, ma talvolta si richiede di averla piena (e quindi di bere e non urinare nell'ora precedente all'indagine) per effettuare prima anche l'ecografia pelvica esterna. Al momento dell'indagine ci si deve spogliare dalla vita in giù e sistemare sul lettino in posizione ginecologica. Non è richiesta nessun'altra preparazione al test.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da sola?
Non occorre farsi accompagnare e si può tranquillamente guidare dopo l'esame.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
La procedura non è dolorosa, se non per un leggero fastidio o senso di pressione quando viene inserita la sonda.

L'esame comporta dei rischi immediati?
No.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
No, perché l'ecografia non utilizza radiazioni ionizzanti ma onde a ultrasuoni innocue sia per la donna sia per il feto, in caso di gravidanza.

Quanto dura?
L'esame dura circa 30 minuti, ma può variare in relazione alle necessità individuali.

Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?
Terminata la procedura, si può subito tornare a casa.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Si può riprendere subito la propria vita quotidiana.
 

Mammografia

Di che cosa si tratta?
La mammografia è una radiografia in cui si comprime il seno tra due lastre per individuare la presenza di formazioni potenzialmente tumorali. Viene quindi eseguita quando alla palpazione della mammella si avverte la presenza di un nodulo oppure ci sono altri segnali che richiedono un approfondimento diagnostico. La mammografia è inoltre effettuata come test di screening per cercare di scoprire la malattia prima che si manifesti.

È un esame che possono fare tutti o ha controindicazioni?
La mammografia è un esame che non ha particolari controindicazioni. Nelle donne sotto i 40-45 anni di età, a causa della densità della ghiandola mammaria, questa indagine può solo trovare maggiori difficoltà a individuare noduli sospetti rispetto all'ecografia.

Anche gli uomini possono sviluppare un carcinoma della mammella, ma data la rarità di questa condizione, ai maschi questo esame non è mai proposto come screening di massa.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Prima dell'esame non occorre nessuna particolare preparazione. Alcuni studi suggeriscono che l'indagine potrebbe essere più efficace nelle prime fasi del ciclo, subito dopo l'inizio del ciclo mestruale.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
La mammografia non prevede anestesia né lascia conseguenze che richiedano l'aiuto di un'altra persona.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
Alcune donne trovano dolorosa la compressione delle mammelle tra le due piastre dell'apparecchiatura per la mammografia, ma il disagio dura solo il breve tempo necessario per l'esame.

L'esame comporta dei rischi immediati?
No.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
Come per ogni altra indagine radiografica, l'esame espone a una piccola quantità di raggi X, giustificata dalla necessità di accertare o escludere un tumore al seno in situazioni sospette.
L'intervallo di età e la periodicità con cui viene effettuato lo screening mammografico su donne senza segni o sintomi sono stabiliti in modo che i benefici di una diagnosi precoce sovrastino i possibili rischi legati alle radiazioni, o gli effetti indesiderati del trattamento di tumori che non avrebbero influito sulla qualità o l'aspettativa di vita (sovradiagnosi).

Quanto dura?
Il tempo di esecuzione di una mammografia è di 5-10 minuti.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
Terminato l'esame, si può tornare subito a casa.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Si può riprendere subito la normale vita di tutti i giorni.
 

Radiografia del torace

Di che cosa si tratta?
La radiografia del torace è il più comune esame radiologico, utilizzato di routine per individuare, tramite raggi X, patologie, anche tumorali, che riguardano i polmoni o le strutture del mediastino, l'area anatomica posta al centro del torace.
Nel linguaggio comune si parla spesso ancora di 'lastra', ma le tecniche attuali producono in realtà una immagine digitale, visualizzata al computer e fornita al paziente in formato digitale, generalmente su CD e DVD.

È un esame che possono fare tutti?
Poiché la radiografia del torace impiega raggi X, è un esame controindicato in gravidanza, soprattutto nei primi mesi. Per la stessa ragione è opportuno eseguirlo soltanto se realmente necessario. L'esame può essere eseguito anche da portatori di pacemaker poiché non interferisce con il loro funzionamento.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare nei giorni o nelle ore precedenti l’esame?
La radiografia del torace non richiede nessuna preparazione specifica. Poiché il materiale metallico (o comunque radioopaco, cioè che non viene attraversato dai raggi X) come quello che costituisce catenine, piercing o ferretti del reggiseno, può alterare l'immagine della radiografia, al paziente viene chiesto di togliere ogni oggetto presente nella regione toracica. L'esame viene pertanto eseguito con il torace completamente scoperto o, eventualmente, con un capo molto leggero. Qualora fossero disponibili è molto utile portare i referti degli esami radiografici del torace già eseguiti in precedenza, soprattutto se si è stati sottoposti all'indagine recentemente.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Non è necessario farsi accompagnare. L'esecuzione della radiografia del torace non ha infatti alcun impatto sulla capacità di guidare veicoli.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
No, l'esame non è mai doloroso né fastidioso.

L'esame comporta dei rischi immediati?
Non c'è alcun rischio immediato connesso all'esecuzione della radiografia del torace.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
L'esame prevede l'utilizzo di raggi X, quindi è opportuno non abusarne. L'esposizione a radiazioni, infatti, aumenta il rischio di tumori e leucemie in relazione alla dose, soprattutto nei bambini e nei giovani, per cui occorre in ogni caso confrontare i possibili rischi con il beneficio che ci si attende dall'indagine. C'è da sottolineare, tuttavia, che la dose di radiazioni rilasciate da una radiografia del torace è molto più bassa rispetto a quella rilasciata da altri esami.

Quanto dura?
L'esame dura qualche minuto e richiede l'immobilità del paziente soltanto per pochi secondi.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
Una volta eseguito l'esame, al paziente viene chiesto di attendere qualche minuto mentre il medico radiologo valuta la qualità delle immagini. Se non è necessario eseguire ulteriori accertamenti il paziente può lasciare l'ospedale.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Non è necessario avere alcuna accortezza né assumere terapie dopo l'indagine.
 

Radiografia del tubo digerente

È un esame che possono fare tutti o ha controindicazioni?
La radiografia del tubo digerente viene usata per verificare la presenza di alterazioni a carico dell'esofago, dellostomaco e dell'intestino tenue ed è controindicata nei seguenti casi:

  • In gravidanza, specie nei primi mesi, per evitare che i raggi X abbiano un effetto dannoso sul feto. È pertanto opportuno eseguirlo soltanto se realmente necessario.
  • In caso di occlusione o perforazione gastrointestinale. Per effettuarlo, infatti, si utilizza un mezzo di contrasto a base di bario, una sostanza che non viene assorbita dall'organismo e dovrebbe quindi essere eliminata per via chirurgica qualora fuoriuscisse dal canale digerente attraverso una sua eventuale perforazione.
  • In pazienti che non possono stare in piedi o modificare la propria posizione da sdraiati, dal momento che è richiesta una loro piena collaborazione.
Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Per liberare completamente il tubo digerente e consentire una sua corretta visualizzazione è opportuno non assumere cibo e limitare i liquidi per le otto ore che precedono l'esame. Inoltre, il paziente non deve indossare indumenti e oggetti metallici al momento dell'esecuzione dell'indagine poiché interferiscono con i raggi X.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Non è necessario farsi accompagnare. L'esecuzione della radiografia del tubo digerente non incide né sull'autonomia né sulla capacità di guidare veicoli.

L'esame è doloroso?
No, l'esame non è doloroso.

Potrò avere altri tipi di disagio durante o dopo la sua esecuzione?
L'esame non comporta alcun disagio, anche se la sua esecuzione può essere molto articolata. Al paziente, posto sull'apparecchio radiografico, viene chiesto di bere il mezzo di contrasto e, spesso, di assumere un preparato che libera gas nello stomaco dilatandone le pareti e consentendo una migliore visualizzazione.
Durante lo svolgimento dell'esame vero e proprio, il paziente viene invitato a stare in piedi, sdraiarsi e girarsi per rendere possibile l'osservazione delle diverse porzioni del tubo digerente. Inoltre è necessario che il paziente rimanga immobile e in apnea negli istanti in cui vengono fissate sulle radiografie le immagini più significative.

L'esame comporta dei rischi immediati?
Non c'è alcun rischio immediato connesso all'esecuzione della radiografia del tubo digerente.

L'esame mi espone a radiazioni o ad altri rischi a lungo termine?
L'esame prevede l'utilizzo di raggi X, quindi è opportuno non abusarne.

Quanto dura?
La durata della radiografia del tubo digerente è variabile ed è influenzata dalle condizioni e dalla collaborazione del paziente, dall'esperienza dell'operatore e dal tipo di apparecchio impiegato. Mediamente la durata oscilla tra i 10 e i 20 minuti.
 
 Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?
Nella maggior parte dei casi, terminato l'esame, al paziente viene chiesto di presentarsi nuovamente per eseguire un'ulteriore radiografia dell'addome dopo un intervallo di alcune ore. Un tempo necessario a fare in modo che il mezzo di contrasto raggiunga la parte più bassa dell'intestino.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Non c'è nessun accorgimento da osservare dopo l'esame, anche se l'assunzione del mezzo di contrasto non permette di eseguire altre radiografie o TAC dell'addome nei 3-4 giorni successivi.
Il mezzo di contrasto, invece, viene eliminato spontaneamente nelle feci nei giorni che seguono l'esame.
 

Risonanza magnetica

Di che cosa si tratta?
La risonanza magnetica (RM) è una tecnica diagnostica che fornisce immagini dettagliate del corpo umano utilizzando campi magnetici e onde radio, senza esporre il paziente a nessun tipo di radiazioni ionizzanti. Viene utilizzata per la diagnosi di una grande varietà di condizioni patologiche perché permette di visualizzare sia lo scheletro e le articolazioni, sia gli organi interni.
In oncologia viene utilizzata per la diagnosi, la stadiazione e la valutazione della risposta al trattamento di diversi tipi di tumore.
Per eseguire l'esame al paziente viene chiesto solo di distendersi su un lettino che viene fatto scorrere dentro la macchina, e di restare fermo e rilassato per tutta la durata dell'esame.

È un esame che possono fare tutti?
Durante la gravidanza l'esame non è controindicato, anche se la prudenza consiglia di evitarlo nelle prime 12 settimane, se non è assolutamente indispensabile e urgente.

Non possono poi sottoporsi a risonanza magnetica i portatori di pacemaker cardiaco o di neurostimolatori perché il campo magnetico o le onde prodotte dall'apparecchiatura potrebbero alterarne il funzionamento.

L'esame è controindicato anche per chi, in seguito a importanti interventi chirurgici, ha nel corpo strutture metalliche di vario tipo, specialmente se in prossimità di organi vitali, per evitare che il campo magnetico prodotto dalla macchina possa provocare uno spostamento in altra sede. Tipicamente si tratta di protesi, chiodi e viti applicate in ortopedia, ma esistono anche altri dispositivi, in uso in altri rami della chirurgia, (per esempio in interventi di angioplastica su arterie e vene) realizzati con materiali che potrebbero rendere rischioso l'esame. Le protesi del cristallino impiantate per la cataratta o le valvole cardiache metalliche costituiscono un motivo di controindicazione all'esecuzione della risonanza magnetica.

Recentemente sono stati messi a punto e introdotti nella pratica chirurgica nuovi materiali, molti dei quali a base di titanio, che non interferiscono con l'indagine, ma in ogni caso, è bene segnalare ogni tipo di operazione subita in passato.

In caso di necessità il medico potrà contattare la struttura dove è stato eseguito l'intervento per accertarsi della compatibilità del materiale utilizzato oppure sottoporre il paziente a una radiografia preliminare per escludere la presenza di materiale metallico.

Sempre per il rischio di avere nel corpo piccole schegge metalliche, anche senza esserne consapevoli è opportuno che chiunque abbia lavorato come tornitore, saldatore, carrozziere, addetto alla lavorazione di vernici metallizzate oppure abbia subito incidenti di caccia o sia stato vittima di un'esplosione informasse gli operatori.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
No, nei giorni precedenti l'esecuzione di una risonanza magnetica, qualunque sia la parte del corpo da esaminare - e indipendentemente dal fatto che si preveda l'iniezione di un mezzo di contrasto o meno - di solito si può mangiare normalmente, e assumere tutti i medicinali di cui si fa abitualmente uso. Non è richiesto alcun tipo di preparazione né occorre alcuna particolare precauzione.
Il medico può però prevedere un trattamento preventivo per evitare reazioni rischiose nei soggetti allergici che devono sottoporsi all'esame con mezzo di contrasto o in altri casi specifici.
Sempre e soltanto quando è previsto l'uso di un mezzo di contrasto, le donne che allattano dovrebbero raccogliere e conservare prima dell'esame il latte necessario per le 24 ore successive all'indagine, da somministrare con il biberon per evitare il rischio che la sostanza passi al piccolo.
Il giorno dell'esame si consiglia infine di indossare indumenti senza ganci o bottoni automatici, spille, chiusure lampo o altre parti metalliche, che andrebbero in ogni caso tolti prima dell'esecuzione dell'indagine. Si consiglia di prestare molta attenzione anche ai punti metallici applicati in tintoria, che spesso restano attaccati alle etichette perché difficilmente visibili.
Per evitare inconvenienti, comunque, il paziente viene di norma invitato a togliersi tutti i vestiti, ad esclusione della biancheria intima (purché priva di parti metalliche) e ad indossare un camice, fornito dal personale, e calzari monouso.
Occorre togliere gioielli e piercing, fermagli per capelli e cinture, occhiali e orologio, ma anche eventuali lenti a contatto, apparecchi per l'udito, protesi dentarie mobili, cinti sanitari, busti e parrucche. Non è consentito portare con sé cellularicarte di credito o altre tessere magnetiche che potrebbero interferire con lo strumento di indagine.
In alcuni casi si richiede anche di rimuovere i cosmetici dal viso e dagli occhi: si può decidere di non truccarsi oppure di portare con sé il necessario per la pulizia del viso.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
All'esame ci si può tranquillamente recare da soli perché non occorre nessun tipo di assistenza né durante la sua esecuzione né al suo termine. Terminata l'indagine si può tornare a casa, anche guidando, senza nessun tipo di limitazione.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
L'esecuzione di una risonanza magnetica non è mai dolorosa, se si esclude la piccola puntura richiesta dall'eventualeiniezione di mezzo di contrasto nella vena del braccio.
Gli unici fastidi che si possono avvertire durante l'esecuzione dell'esame derivano dal forte rumore provocato dalla macchina e dal senso di claustrofobia che, soprattutto in passato, era provocato dal fatto di rimenere chiusi in un grande cilindro per una certa quantità di tempo.
Per rimediare al rumore di solito vengono fornire al paziente cuffie o tappi per le orecchie, non è invece consentito l'utilizzo di cuffiette del lettore mp3, che non può essere tenuto acceso durante l'indagine.
Il disagio provocato dalla chiusura nella macchina è oggi molto minore di un tempo, per la disponibilità di apparecchiature ventilate, più ampie e aperte. Nella maggior parte dei casi è sufficiente cercare di rilassarsi e pensare ad altro, ma è importante restare immobili e non parlare per non interferire con l'esecuzione dell'esame. Sarebbe opportuno che chi soffre di forme gravi di claustrofobia, epilessia o disturbi psichiatrici segnalasse il problema agli operatori: in casi di necessità è possibile ricorrere a una leggera sedazione, spesso utilizzata anche allo scopo di tenere fermi così a lungo i bambini.
Nel corso dell'esame è normale avvertire un senso di riscaldamento in alcune parti del corpo, che va segnalato agli operatori solo se diventa eccessivo.
È possibile anche che il campo magnetico generato dalla macchina, stimolando le cellule nervose del paziente, provochi la contrazione involontaria o la sensazione di pulsazione in alcuni muscoli a livello di varie parti del corpo. Anche questi effetti non devono preoccupare, se diventano troppo fastidiosi è consigliabile avvertire l'operatore, con cui si è sempre in contatto tramite un campanello di allarme e un interfono situato all'interno dell'apparecchiatura.
A sua volta, chi esegue l'esame vede e ha sotto controllo in ogni istante il paziente e può quindi sempre intervenire in caso di necessità.
Nella sede di tatuaggi, soprattutto se fatti molti anni fa, quando era più comune l'uso di pigmenti metallici, si possono creare irritazioni della pelle.

L'esame comporta dei rischi immediati?
Rispettando le cautele sopra descritte, l'unico possibile rischio nel corso della risonanza magnetica è una reazione allergica alla sostanza usata come mezzo di contrasto, il gadolinio, che generalmente provoca questi episodi molto più raramente dei prodotti a base di iodio usati per gli esami radiografici. In ogni caso è bene avvertire il personale se in passato si sono verificate reazioni allergiche di questo tipo o se si è affetti da gravi disfunzioni renali.
L'allergia si può manifestare con sintomi lievi, come prurito, nausea e vomito e, solo in casi eccezionali, scatenare reazioni più gravi che il personale è comunque pronto a fronteggiare.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
Nonostante l'aggettivo 'nucleare', con cui veniva un tempo denominato questo esame, la risonanza magnetica non prevede l'uso di sostanze radioattive né di radiazioni ionizzanti come quelle dei raggi X, ma sfrutta campi magnetici di alta intensità , simili a grosse calamite, e onde a radiofrequenza simili a quelle utilizzate per la radio e la televisione.
Allo stato attuale delle conoscenze non c'è ragione di credere che possa provocare danni nemmeno a distanza di tempo.
Le donne portatrici di mezzi contraccettivi intrauterini come la spirale dovrebbero però consultare il loro ginecologo per valutare l'opportunità di eseguire un'ecografia di controllo, per accertarsi che il dispositivo non si sia spostato sotto l'effetto dei campi magnetici prodotti nel corso dell'esame, col rischio che la sua efficacia si sia ridotta e che si vada incontro a una gravidanza indesiderata.

Quanto dura?
La durata di una risonanza magnetica dipende dall'estensione della parte del corpo da esaminare ma può essere anche di 40-45 minuti. Molti possono trovarsi in difficoltà a mantenersi immobili, come richiesto perché l'esame riesca bene, per tutto il tempo. Si può però chiedere a chi la esegue di sgranchirsi un po' tra una sequenza e l'altra.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?
A meno di indicazioni diverse da parte del personale che ha eseguito l'esame, non occorre un periodo di osservazione al termine dell'indagine: ci si può rivestire subito e tornare a casa.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Con l'unica eccezione delle donne che allattano, se sottoposte a un esame con mezzo di contrasto, tutti gli altri possono riprendere da subito la loro vita normale, senza nessuna limitazione di alcun genere.
 

TC (o TAC)

Di che cosa si tratta?
La tomografia computerizzata (TC) è una tecnica di diagnostica per immagini che consente di esaminare varie parti del corpo per la diagnosi e lo studio dei tumori e di numerose altre patologie. È un esame radiologico in cui i dati raccolti dal passaggio di vari fasci di raggi X nell'area interessata sono rielaborati da un computer, in modo da ricostruire un'immagine tridimensionale dei diversi tipi di tessuto. Poiché un tempo l'esame era condotto lungo un solo asse, con sezioni parallele perpendicolari alla lunghezza del corpo, come se questo fosse idealmente 'tagliato a fette', si parlava di tomografia assiale computerizzata. Da questo nome deriva l'acronimo TAC, con cui viene comunemente chiamata ancora oggi. Con i macchinari multistrato più moderni, tuttavia, il termine è improprio perché la tomografia computerizzata non è più solo 'assiale'; le immagini sono acquisite con tecnica spirale che sfrutta il movimento del tavolo e consente così di ottenere immagini tridimensionali.
L'esame consente di studiare qualunque parte del corpo umano. Spesso, per vedere meglio le fasi vascolari (arteriosa e venosa) di organi e tessuti, è necessario l'impiego di un mezzo di contrasto a base di iodio, che viene comunemente iniettato per via endovenosa. Per specifiche indicazioni sono utilizzati anche altri tipo di contrasto che sono somministrati per via orale oppure introdotto nel retto o in un'articolazione.

È un esame che possono fare tutti o ha controindicazioni?
Poiché la tomografia computerizzata, in tutte le sue varianti, impiega raggi X, l'esame è controindicato in gravidanza, specie se l'area da indagare è l'addome. In questi e in altri casi (per esempio in soggetti giovani), in cui è importante evitare l'esposizione a radiazioni ionizzanti, si preferisce ricorrere alla Risonanza Magnetica (o RM) che non comporta questo rischio.
L'esame con il mezzo di contrasto è inoltre controindicato nelle persone allergiche a questa sostanza. In casi eccezionali, in cui l'indagine sia indispensabile, il medico potrà comunque decidere di eseguirla adottando varie misure precauzionali. L'impiego del mezzo di contrasto iniettato per via endovenosa potrebbe inoltre essere problematico in persone affette da malattie che espongono a un maggior rischio di complicanze, soprattutto a carico dei reni: diabete, insufficienza renale, insufficienza epatica e mieloma. Questo è il motivo per cui, nei pazienti in cui è necessario iniettare il mezzo di contrasto, viene sempre richiesto di eseguire, prima dell'indagine, esami del sangue che verifichino la funzione del rene (attraverso la misurazione dei livelli di creatinina). L'indagine infine non deve essere eseguita nei giorni successivi ad altri esami radiologici che utilizzino il bario (per es. clisma opaco), perché le immagini ottenute potrebbero risultarne alterate.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Nei casi in cui l'indagine non preveda l'uso del mezzo di contrasto non è necessaria alcuna preparazione. Al contrario, per gli esami che comportano l'impiego di contrasto per via endovenosa, il paziente deve essere a digiuno almeno da quattro ore.
In tutti i casi verrà chiesto di togliere vestiti o accessori con parti metalliche che possono alterare il processo di acquisizione delle immagini.
È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Non è necessario farsi accompagnare. L'esecuzione della TAC non ha infatti alcun impatto sulla capacità di guidare veicoli.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?
No, l'esame non è mai doloroso, se si esclude il possibile piccolo fastidio legato all'iniezione del mezzo di contrasto.
Alcuni pazienti riportano dei disturbi legati all'iniezione del contrasto: una sensazione di calore diffuso, il bisogno di urinare, molto raramente un gusto metallico in bocca e una lieve sensazione di nausea. Questi sintomi sono facilmente tollerabili, sono riferibili al rapido passaggio nei vasi del corpo del mezzo di contrasto e scompaiono in pochi minuti.
Molti pazienti infine temono di sottoporsi all'indagine per paura di soffrire di claustrofobia, come poteva accadere quando per l'esecuzione dell'esame il lettino su cui è adagiato il paziente entrava in una sorta di tunnel. Oggi il problema è superato perché le apparecchiature moderne sono aperte e il lettino, muovendosi, passa attraverso un cerchio di una profondità non superiore ai 50 cm. In caso di necessità è comunque possibile chiedere agli operatori un sedativo che aiuti a restare fermi per tutto il tempo necessario all'esecuzione dell'esame.
 
L'esame comporta dei rischi immediati?
I rischi immediati della TAC sono imputabili solamente all'iniezione endovenosa del mezzo di contrasto, per cui possono essere ridotti al minimo valutando in precedenza le condizioni del paziente. I più frequenti - e comunque molto rari - effetti collaterali sono rappresentati dalla comparsa di piccole reazioni allergiche che comportano prurito e macchie rossastre sulla pelle. I sintomi durano poco e scompaiono da soli. Il paziente deve avvertire il medico qualora dovesse accorgersi di questi sintomi.
In rarissimi casi possono verificarsi reazioni allergiche più serie, ma che possono essere immediatamente controllate con farmaci somministrati attraverso lo stesso ago utilizzato per iniettare il mezzo di contrasto.

L'esame comporta dei rischi a lungo termine?
L'esame prevede l'utilizzo di raggi X, quindi è opportuno non abusarne. L'esposizione a radiazioni, infatti, aumenta il rischio di tumori e leucemie in relazione alla dose, soprattutto nei bambini e nei giovani, per cui occorre in ogni singolo caso confrontare questi possibili rischi con il beneficio che ci si attende dall'indagine.

Quanto dura?
L'esecuzione dell'esame varia a seconda della zona esaminata e dal sospetto diagnostico che si vuole confermare. In ogni caso la durata oscilla tra i tre e i 20 minuti.

Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?
In genere non è necessaria alcuna attesa al termine dell'esame, anche se, nel caso di iniezione endovenosa di mezzo di contrasto, può essere considerato prudenziale attendere qualche minuto presso il reparto di radiologia, in particolare se vi è il dubbio di qualche iniziale sintomo di allergia. Nelle persone affette da malattie renali a volte viene iniettata una soluzione fisiologica per consentire la più rapida eliminazione del mezzo di contrasto.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Eseguito l'esame, si può tornare alle proprie abitudini quotidiane. L'unico consiglio è di bere abbondantemente, nelle ore successive all'indagine, per facilitare l'eliminazione del mezzo di contrasto.