19 2019 feb
Il rettore Visconti: «Per le aziende, la Liuc come la cantera del Barcellona»

Il rettore Visconti: «Per le aziende, la Liuc come la cantera del Barcellona»

CASTELLANZA – Federico Visconti tra i rettori è certamente quello che, più di tutti, ha rotto gli schemi. A partire dai suoi interventi, anche quelli ufficiali, in cui cita Ligabue, parla dell’Inter e dice di voler fare della Liuc una cantera, ovvero un vivaio, come quello del Barcellona. Federico Visconti ha un compito difficile: guidare il cambiamento, senza però dimenticare la saggezza e la tradizione di un mondo, quello universitario, che, lo dice anche lui, a volte è piuttosto lento nel rinnovarsi. Insomma coniugare tradizione innovazione è la sua mission. E il cambiamento che ha in testa lo comunica a partire dalle parole. Ma non è solo a parole. Come dicono i risultati raggiunti fino a ora dalla Liuc.

visconti iseni graglia coronetti
I vertici della Liuc Colli, Graglia e Visconti con l’editore di M24 Fabrizio Iseni e il direttore Vincenzo Coronetti

Visconti, in un suo recente intervento su Il sole 24 ore ha detto che l’università italiana “cammina sui carboni ardenti”. Perché? 
«Finiamo spesso sotto la luce dei riflettori e sui media. Ogni tanto ci dcono che siamo distanti dalla realtà produttiva e dal mondo del lavoro, altre volte che siamo un po’ “baronali”. O che siamo lenti nel cambiare i programmi. Però dobbiamo anche guardarci in faccia. L’università è una macchina complicata e bisogna prendere atto che non sempre si riesce a cambiare velocemente. Però facciamo anche cose belle».

Stiamo affrontando anche un’epoca di grandi evoluzioni. E’ cambiata la fabbrica, che ora si chiama impresa, sono cambiati l’economia e i mercati. Come sta cambiando l’università, o meglio un’università come la Liuc? 
«Coniughiamo un approccio un po’ tradizionale dei modelli di studio e della formazione dei ragazzi con questo grande evento del cambiamento che ci circonda. Per cui il valore dell’università italiana è quello di riuscire a tenere insieme la tradizione con l’innovazione. E le principali linee di cambiamento sono nell’offerta formativa. Noi siamo chiamati ad adeguare i programmi alle esigenze del mercato del lavoro. Abbiamo cambiato i metodi didattici. Ad esempio la Liuc ha inventato il laboratorio I Fab, una fabbrica digitale in cui facciamo i corsi. Poi c’è il tema della ricerca, che deve essere vicina alle imprese se vogliamo portare nelle aziende i contenuti delle nostre attività. Senza dimenticare le attività legate agli stage e al placement per le imprese. O l’internazionalizzazione, che per la nostra realtà universitaria è strategica».

Lei è considerato il rettore di discontinuità ed è chiamato a portare la Liuc nell’economia 4.0. E’ così? 
«Io credo che il tema del cambiamento sia la sfida della Liuc ma anche dell’Italia. Sono i tempi, questi tempi, ma anche il mercato che lo impongono. Detto in maniera semplice e concreta: se facciamo cose belle arrivano gli studenti, altrimenti gli iscritti calano. E partendo proprio da questo concetto abbiamo fatto un enorme lavoro e l’abbiamo condiviso. Insomma non è una questione che riguarda solo il rettore. Gli obiettivi sono condivisi anche dal presidente, dal cda e giù giù, fino al giovane ricercatore o all’addetto della nostra biblioteca. Tutti devono essere parte di questo processo».

 

E in questo cambiamento quale ruolo hanno i giovani? 
«Dico che la saggezza è importante. Senza le forze fresche è difficile programmare e affrontare il fururo. Uno degli obiettivi è ringiovanire il nostro corpo docenti. Abbiamo generato in tre anni 25 posti di assegni di ricerca finanziati in parte dal cda, in parte da bandi pubblici e in parte da aziende che ci hanno dato soldi per far crescere ragazzi dai 25 ai 29 anni. Per certi aspetti stiamo creando la cantera, che è il vivaio del Barcellona, della Liuc. Aver aperto l’ingresso a nuova forza lavoro credo sia un bel segnale».

 

Qual è la sfida che si è posto e vorrebbe dire, tra qualche anno, “l’ho vinta”?
«Parto da un numero. Siamo passati in un anno da 750 matricole a 920. Però non bisogna dimenticare che gli iscritti crescono se cresce il valore di un progetto. E ciò l’abbiamo fatto rinnovando i corsi, introducendo nuove iniziative editoriali, abbiamo rafforzato gli stage e fatto ricerca. Ecco ora la sfida è “tenere in tensione” questo processo di cambiamento avviato. Anche perché i nostri concorrenti hanno fatto altrettanto. E questo deve essere uno stimolo ad andare avanti per il bene dell’ateneo e degli oltre 2 mila studenti della Liuc».

Guardiamo un po’ in casa d’altri: c’è un modello di università a cui fa riferimento?
«
Non ho un modello preciso, ma non mi piace “stare a guardare” il mio ombelico. Siamo attenti a osservare. Certo a me piacerebbe essere come Harvard dove un ex alunno dona 50 milioni di dollari all’università in cui si è formato e laureato. Ma l’Italia purtroppo non è fatta così. Abbiamo collaborazioni robuste con diverse università europee, però, anche noi, abbiamo ancora molto cammino da fare”.

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I vertici dell’Università Liuc-Cattaneo e Fabrizio Iseni, presidente della fondazione Iseni y Nervi e editore di Malpensa24, hanno discusso, durante l’incontro tenuto nei giorni scorsi a Castellanza, forme di collaborazione tra i rispettivi enti, collaborazione che potrebbe concretizzarsi a breve attraverso l’istituzione di borse di studio o altre iniziative già allo studio.

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